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mercoledì 4 febbraio 2026

V13




Titolo: V13. Cronaca giudiziaria
Titolo originale: V13. Chronique judiciaire
Autore: Emmanuel Carrère
Editore: Adelphi 


Trama

Scandito in tre parti – «Le vittime», «Gli imputati», «La corte» –, V13 raccoglie, rielaborati e accresciuti, gli articoli (apparsi a cadenza settimanale sui principali quotidiani europei) in cui Emmanuel Carrère ha riferito le udienze del processo ai complici e all’unico sopravvissuto fra gli autori degli attentati terroristici avvenuti a Parigi il 13 novembre 2015 – attentati che, tra il Bataclan, lo Stade de France e i bistrot presi di mira, hanno causato centotrenta morti e oltre trecentocinquanta feriti. Ogni mattina, per quasi dieci mesi, Carrère si è seduto nell’enorme «scatola di legno bianco» fatta costruire appositamente e ha ascoltato il resoconto di quelle «esperienze estreme di morte e di vita» – le testimonianze atroci di chi ha perduto una persona cara o è scampato alla carneficina strisciando in mezzo ai cadaveri, i silenzi e i balbettii degli imputati, le parole dei magistrati e degli avvocati –, e lo ha raccontato, come solo lui sa fare, senza mai scivolare nell’enfasi o nel patetismo, e riuscendo a cogliere non solo l’umanità degli uni e degli altri (sconvolgente, ammirevole o abietta che fosse), ma anche, talvolta, la quasi insostenibile ironia dei discorsi e delle situazioni. Da questo viaggio al termine dell’orrore e della pietà, da questo groviglio di ferocia, di fanatismo, di follia e di sofferenza, Carrère sa, fin dal primo giorno, che uscirà cambiato – così come uscirà cambiato, dalla lettura del suo libro, ciascuno di noi.


Recensione 

Questo libro ha rappresentato il mio primo incontro con la scrittura di Carrère e, pur non trattandosi del mio genere abituale, la lettura si è rivelata coinvolgente e profondamente significativa. Ho letto il libro per unirmi a un gdl, il primo che faccio in presenza ed è stata una bella esperienza, era da tanto che non parlavo a voce di un libro letto e confrontare idee e sensazioni dona sempre spunti e punti di vista differenti.

L’opera affronta il processo seguito ai tragici attentati del 13 novembre 2015 al Bataclan, allo Stade de France e ai bistrot parigini. Carrère vi partecipa in veste di cronista e, benché mantenga un approccio analitico nella narrazione dei fatti, emerge chiaramente il suo coinvolgimento emotivo rispetto agli eventi e alle loro conseguenze. Lungi dal costituire un difetto, questa componente personale arricchisce il testo: attraverso la sua scrittura, l’autore ci invita a riflettere autonomamente, a elaborare le nostre conclusioni su cosa significhi davvero un attentato, sulle cause che lo precedono, sul momento stesso dell’orrore e sulla devastazione che ne consegue.
La prosa di Carrère è essenziale e rigorosa, capace di ricostruire con precisione i momenti, le vite e i nomi di tutte le persone coinvolte, vittime e carnefici. L’autore apre spazi di riflessione che, lo ammetto, non avevo mai considerato prima. La sua peculiarità risiede nell’approccio imparziale: pur essendo evidente che una completa neutralità sia impossibile (rimane infatti in contatto con alcuni genitori delle vittime), Carrère non impone mai il proprio pensiero ma stimola una riflessione profonda, come dovrebbe fare ogni buon giornalista. Il lettore non viene guidato verso conclusioni preconfezionate, ma è chiamato a elaborare una propria personale interpretazione. L’autore non privilegia le testimonianze delle vittime rispetto a quelle degli imputati, ma riporta fedelmente anche la ricostruzione delle loro esistenze e dei percorsi che li hanno condotti a compiere atti così orribili. Il processo si conclude, come noto, con la condanna degli imputati, ma resta apprezzabile il fatto che anche a loro sia stato dato spazio e voce per tentare di comprendere le motivazioni alla base della radicalizzazione.
Non mi vergogno di ammettere che durante l’ascolto dell’audiolibro ho pianto, provato angoscia e riflettuto intensamente. Ho considerato aspetti che prima non avevo preso in esame e, oggi, non avrei voluto trovarmi nei panni di quei giudici, perché non possiedo risposte certe.
Nonostante il giudizio complessivamente positivo, devo riconoscere che alcune parti mi sono parse macchinose e forzate. Non sempre sono riuscita a seguire chiaramente il filo del discorso e in alcuni passaggi il focus principale della narrazione sembra perdersi. Anche i continui salti temporali rendono la lettura confusionaria: pur comprendendo che la ripetizione delle stesse scene durante le deposizioni delle vittime sia inevitabile, questo procedere frammentario mi ha creato qualche difficoltà. Per questo motivo non sono sempre stata entusiasta dello stile di scrittura, che in molti punti risulta ostico. Inoltre, non ho particolarmente apprezzato il finale che, pur nella sua veridicità (Carrère riporta fatti reali e non metto in dubbio la sua testimonianza), mi è apparso discordante rispetto al resto del volume. Vedere persone festeggiare dopo la condanna di altri esseri umani e al termine di un processo durato un anno mi è sembrato straniante: comprensibile da un punto di vista umano, ma comunque straniante, almeno per la mia sensibilità.
In conclusione, questo primo approccio all’autore si è rivelato positivo, seppure con alcune riserve. La riflessione profonda e il coinvolgimento emotivo costituiscono certamente il fulcro centrale dell’opera, ma non sempre ho apprezzato pienamente il suo stile narrativo frammentario e “a singhiozzo”.

venerdì 14 novembre 2025

Seppellisci le mie ossa nel suolo di mezzanotte

 


Titolo: Seppellisci le mie ossa nel suolo di mezzanotte 
Titolo originale: Bury Our Bones in the Midnight Soil
Autrice: V.E.Schwab
Editore: Oscar Vault

Trama 

Una storia che parla di fame. Santo Domingo de la Calzada, 1532. Una ragazza astuta e selvaggia, la sua bellezza pari solo all'intensità del suo desiderio di fuggire. María sa che non potrà essere altro che un premio, o una pedina, nei giochi degli uomini. Ma quando un'affascinante sconosciuta le offre un'alternativa, a guidare la sua scelta è la disperazione. E giura che non avrà rimpianti. Una storia che parla d'amore. Londra, 1827. Una giovane donna vive una vita idilliaca reclusa nella tenuta di famiglia, finché, per un istante di intimità proibita, non viene spedita a Londra. Il cuore tenero di Charlotte e i suoi desideri apparentemente impossibili vengono spazzati via dall'invito di una bellissima vedova, ma il prezzo della libertà è più alto di quanto avrebbe potuto immaginare. Una storia che parla di rabbia. Boston, 2019. Il college doveva essere un nuovo inizio: è per questo che Alice si è trasferita dall'altra parte del mondo, lasciandosi alle spalle la vecchia vita. L'avventura di una notte però le suscita mille domande sul suo passato, sul presente e sul futuro. E così si lancia alla ricerca di risposte e di vendetta.


Recensione

Seppellisci le mie ossa nel suolo di mezzanotte è uno di quei libri perfetti per queste serate in cui le ombre si allungano e il freddo comincia a essere pungente. È una di quelle letture da fare davanti al camino acceso, con una tazza di tisana perché è una lettura lenta, da assaporare. Questo libro non è un Fantasy adrenalinico che ti tiene col fiato sospeso, è una lettura più lenta, ma mai scontata. 
Schwab ci parla della vita di tre donne molto diverse tra loro, tre esistenze che si trovano intrecciate attraverso il tessuto del tempo. Partiamo da Maria che vive in una Spagna lontanissima, nel 1500 essere una donna non contava nulla, ma Maria riesce con la sua determinazione e la sua intelligenza a ritagliarsi un posto nel mondo. Maria è una personaggia complessa, sfaccettata, crescerà con la storia, ma non posso dire che evolverà in meglio. Rappresenta la parte più oscura della triade, volubile e arrogante, Maria non chiede, prende.
Poi conosciamo Charlotte, una ragazza piena di vita, legata all'aria aperta, ai giochi e alle risate. Subito ho pensato che potesse essere lei la personaggia che mi piaceva di più, ma poi Schwab ha quel modo sottilissimo di farti arrivare a un determinato punto e ho capito che, alla fine fine, non era esclusa da molti difetti. Charlotte sembra dolce e sembra effettivamente vittima della situazione, ma si rivelerà egoista e approfittatrice, solo in un modo davvero sottilissimo.
Infine arriviamo ad Alice la personaggia che più mi incuriosiva. Siccome la storia si muove su più linee temporali, Alice è la persona dei nostri giorni, ma nella sua narrazione sono presenti a loro volta dei flashback che ci mostrano il suo passato e le difficoltà che ha attraversato. La sua storia è molto toccante e la sua psicologia è ricreata alla perfezione, ma è nel finale che Alice prende davvero in mano la sua vita e lo fa in un modo arrabbiato, vendicativo, umano. 
Insomma Schwab è riuscita a creare una storia che si muove su molte linee temporali ed è riuscita a tirarne la fila benissimo, inserendo delle protagoniste complesse e sfaccettate , umane, fallibili, tridimensionali. Il fatto che siano dei vampiri arricchisce il tutto, del resto la figura del vampiro ha da sempre quell'aura da personaggio dannato che attira 😏
Schwab è riuscita a ricreare una specie di Intervista col Vampiro ma tutta al femminile, il suo stile, che mi è sempre piaciuto, qui si supera, perché diciamocelo, è riuscita a rendere interessante una bel mattoncino in cui sostanzialmente non succede granché. È vero, ci racconta per filo e per segno la vita di queste tre donne, ma non ci sono colpi di scena, trame a incastro, worldbuilding complessi, Schwab si limita a descriverci queste tre esistenze come in una saga familiare. Ma lo fa in modo davvero perfetto. 
È un libro che mi sono goduta, parola per parola, nelle sue descrizioni, nel suo stile, ho ritrovato la calma, ho ritrovato il dolore, ho ritrovato la rabbia, ma tutto mescolato in modo fluido e costante, bellissimo.
In conclusione se cercate un Fantasy adrenalinico e da mozzare il fiato non ve lo consiglio, ma se cercate una storia fluida, che si prende il suo tempo e che è davvero bellissima, questo è il fantasy che fa per voi.

Ringrazio moltissimo Oscar Vault per la copia omaggio ❤️

Voto ⭐⭐⭐⭐⭐/5

martedì 1 aprile 2025

Lucifero Angels before man




Titolo: Lucifero- Angels before man
Titolo orientale: Angels Belforte man
Autore: Rafael Nicolas
Editore: Giunti

Trama

Un retelling originale e provocatorio: la relazione proibita tra Lucifero e l'arcangelo Michele emoziona come la più tormentata delle storie d'amore.

In un paradiso eterno, l'angelo più bello e giovane di tutti, Lucifero , lotta con la vergogna e la timidezza, in cerca della sua vera identità. La compagnia degli altri angeli e la vicinanza del Creatore sono sterili palliativi per la sua anima incerta, in una pace solo momentanea. Fino a quando l'amicizia speciale che instaura col potente arcangelo Michele scombina inesorabilmente l'ordine di ogni cosa: le dolci carezze, la complicità esclusiva e la devozione impura che nutrono l'uno per l'altro scateneranno le ire di un Dio geloso e vendicativo.

Lucifero, punito nella carne e nello spirito, comprende allora una verità fondamentale: se è riuscito a creare qualcosa di nuovo – il peccato – significa che esiste del divino anche in lui. E che il potere può essere sovvertito. Anche a costo della sua condanna. 

Recensione

Lucifero- Angels Before Man di Rafael Nicolas è un'opera che sfida le convenzioni e si addentra in territori di blasfemia, ma in un senso sorprendentemente positivo. La scrittura di Nicolas è audace, cruda e senza mezzi termini e costringe il lettore a confrontarsi con temi difficili e provocatori. La rappresentazione di Lucifero non è solo quella di un ribelle, ma di una creatura tragicamente incompleta, plasmata senza uno scopo se non quello di essere ammirata. Vediamo ogni momento della sua vita, dalla nascita alla scoperta del mondo e alla crescita del suo carattere, sempre più in contrasto con quello di Dio. Questo non significa che Lucifero avesse un animo ribelle da subito, anzi, ciò che gli succede è frutto delle sue riflessioni, ma anche di influenze da parte di altri angeli che lo spronavano sempre a essere qualcosa di più, qualcosa di altro. Quando poi Lucifero diventa questo qualcosa in più non viene più visto di buon occhio e le cose arrivano al punto di rottura. Le sue domande sull'esistenzialismo, la struttura, la funzione e gli aspetti più nascosti del paradiso fanno riflettere il lettore in un modo che probabilmente il catechismo non ha mai insegnato. Io ho vissuto tutta la lettura con un continuo e costante senso di angoscia. La perfezione assoluta, un'esistenza vissuta senza scopo se non quello di vivere e basta...mi hanno puzzato fin da subito, era tutto troppo perfetto per non nascondere qualcosa di più oscuro. Questo aspetto della sua esistenza ha colpito profondamente la mia sensibilità, nonostante non mi consideri una persona credente e nonostante mi aspettassi la fregatura da un momento all'altro, fa male vedere come Lucifero cambia pian piano per colpa di cio che gli viene fatto e soprattutto fa male vedere la sua innocenza spezzarsi via via che prende consapevolezza.
La narrazione è densa e intensa, e la durezza di alcune scene è innegabile. Il lettore viene catapultato in un mondo in cui la bellezza e la sofferenza si intrecciano, creando un'atmosfera di dolore palpabile. Lucifero, in questo racconto, non è solo un simbolo di ribellione, ma una vittima di un trauma profondo e lacerante. Le sue esperienze risuonano come un eco di quelle di chi è statə maltrattatə e non credutə, lasciatə a combattere con il peso dello stigma sociale.
Il finale del libro è particolarmente toccante; la mente di Lucifero rivela i segni di un trauma significativo, una sofferenza che non ha mai avuto la possibilità di esprimersi, sono scene forti e ho dovuto interrompere la lettura un paio di volte. Lucifero si presenta come la tipica vittima di abusi, costretta a portare il fardello di un'esistenza spezzata, in cui la ricerca di amore e accettazione si trasforma in ulteriore dolore. Per questo l'aspetto romantico della storia, invece di alleviare la sua condizione, diventa un ulteriore strato di rottura mentale, un abbandono che amplifica la sua solitudine. Decisamente non il romantasy che ci è stato pubblicizzato, anzi, Lucifero non è per niente un libro per tuttə. La sua crudezza, le scene forti e i contenuti disturbanti possono urtare la sensibilità di alcunə lettorə, tuttavia, è proprio questo che rende l'opera memorabile e riflessiva. In un’epoca in cui non sempre ci si sforza di comprendere il dolore degli altri, il racconto di Nicolas offre una lente attraverso la quale possiamo esplorare le complessità della sofferenza, della bellezza e della redenzione, invitandoci a riflettere su come trattiamo le "vittime" nella nostra società. Un libro che, nonostante il suo contenuto difficile, merita di essere letto e discusso.

domenica 23 giugno 2024

Dovevo ucciderti

 


Titolo: Dovevo ucciderti
Autore: Andrea Impronta
Editore: Incipit 23



Trama 

Quando una mattina di giugno il cadavere di Sandro Fusco viene ritrovato sulla riva dell’Arno tutta Firenze ne è scossa. Sua moglie Sara, scappata da Napoli e dalle sue violenze, sta cercando di rifarsi una vita in città con l’aiuto di Federica Stocchi, donna magnetica e carismatica. Ma Federica nasconde un passato oscuro e un presente costellato di manipolazioni, amanti segreti e promesse infrante.
Il Commissario Marco Manfredi è incaricato di indagare sull’omicidio, ma rischia di restare intrappolato lui stesso nella tela di intrighi tessuta da Federica: dovrà navigare tra tradimenti, gelosie e debiti per poter arrivare alla soluzione del caso. Tutti i personaggi coinvolti infatti sembrano celare un proprio segreto, torbido come le acque in cui è stato rinvenuto il corpo. Chi aveva un movente abbastanza forte da uccidere? 
Le indagini si spostano tra Firenze e Napoli, mentre il cerchio si stringe e i sospetti aumentano. Ma in questa vicenda carica di tensione e mistero, ogni risposta sembra portare a nuove domande. Riuscirà il Commissario Manfredi ad arrivare alla sorprendente verità che lo attende?


Recensione

Eccoci tornat³ qua lettor³, dopo un piccolo periodo di pausa si ricominciano le recensioni con un titolo tutto italiano. Dovevo ucciderti è un libro abbastanza breve e che scorre velocemente, il ritmo non rallenta mai anche se non è una lettura da cardiopalma, anzi, tutto il contrario. Le vicende ruotano intorno a un omicidio, ma non sarà lui il vero protagonista della storia perché sarà solo il pretesto per sondare l'animo e le vite delle persone coinvolte. A una parte di indagine poliziesca si alterna così un'indagine sulle relazioni umane, su quanto possono essere contorte e intricate, su quanto possono farci male e anche su quanto alcune persone possono muoversi in quella zona grigia tra il "bene" e il "male".

È questo il caso di Federica, una personaggia che non mi è piaciuta per via del suo carattere e del suo modo di fare, il gesto che compie non è del tutto ingiustificato ma per come sono fatta io l'ho trovata una persona molto negativa. Sara è la sua controparte buona e un po' ingenua, mi è sinceramente dispiaciuto per lei, alla fine ottiene in parte la sua vendetta, ma avrei voluto che ne uscisse del tutto vittoriosa perché dopo la relazione tossica con Sandro ricade in un'altra relazione tossica con Federica. Credo sia comunque costruita molto bene, perché riflette la reale situazione di molte persone.
Intorno a loro due si muovono altri personaggi, ciascuno coi propri demoni e segreti e Impronta riesce a mostrarci le loro le varie sfaccettature in poche pagine. Tutti hanno le proprie debolezze e in questo libro le persone si muovono animate dai propri istinti e dai pensieri spesso negativi, per questo motivo ci saranno attimi di dubbio in cui si sospetta di tutti. Nonostante io non legga molta narrativa, ho trovato il focus sui personaggi molto ben costruito perché anche di chi ha un ruolo più marginale ci viene mostrato il suo passato e ciò che lo ha condotto a quel momento. Inoltre ci vengono mostrati i loro tormenti e i pensieri e questo contribuisce ad accrescere il mistero ma anche a capire meglio le azioni che compiono. Un personaggio che si muove bene tra luci e ombre è, però, Marco, il commissario di polizia a cui vengono affidate le indagini, nonostante qualche scivolone è un uomo che riesce a rimanere in carreggiata e alla fine porta a termine l'indagine regalando anche una vittoria inaspettata al colpevole. Non posso dirvi di più perché svelerei chi si cela dietro l'omicidio, ma posso dire che lui è stato il mio personaggio preferito, molto umano sotto più punti di vista.

Insomma Dovevo ucciderti è un romanzo breve e di impatto che si può prendere come un giallo, ma che secondo me è molto di più per il suo focus sui personaggi e sulle parti più negative che una relazione può scatenare.

Voto ⭐⭐⭐⭐/5

Ringrazio moltissimo la casa editrice per la copia digitale e la collaborazione 😊

lunedì 11 marzo 2024

Tanti piccoli fuochi

 


Titolo: Tanti piccoli fuochi
Autrice: Celeste NG
Editore: Bollati Boringhieri


Trama

1998, Shaker Heights, Cleveland, Ohio. Una comunità fondata su un insediamento Shaker e popolata da una maggioranza di benintenzionati democratici e abbienti, seguaci, anche se non proprio rigorosi, delle drastiche regole di vita stabilite dai loro predecessori. E due protagoniste diversissime: Mrs Richardson, quattro figli, perfezionista, impegnata in attività benefiche, ricca, che incarna la filosofia Shaker; Mia, madre single che ha scelto una vita itinerante fatta di lavori saltuari per dedicare tutto il tempo libero alla fotografia artistica, al momento occupata come domestica in casa Richardson in cambio di un piccolo alloggio. All’inizio troviamo Mrs Richardson in strada, davanti alle rovine fumanti della sua bellissima casa. Qualcuno ha appiccato un piccolo fuoco in ciascuna delle sue stanze perfette. Il dito della signora punta subito su Izzy, la più piccola dei suoi figli, una pecora nera appena adolescente, ora in fuga per chissà dove. Anche Mia ha una figlia adolescente, Pearl, che ha fatto amicizia con i ragazzi Richardson, si trova benissimo a Shaker Heights e convince la madre a metter fine al vagabondaggio… Allora come mai quella che dovrebbe essere una svolta decisiva nella vita delle due donne diventa invece un problema, e non solo per loro? Accade quando una vecchia amica di Elena Richardson adotta una neonata abbandonata da una giovanissima cinese. La madre, clandestina, si pente presto del suo gesto, reclama la piccola, e nasce una battaglia per la custodia che divide l’intera città, con Elena e Mia su due fronti opposti. Nella mente della democratica Mrs Richardson scatta il sospetto che Mia nasconda un passato torbido, ma la sua indagine ossessiva avrà un costo altissimo per tutti. Lo stile fluido di Celeste Ng viene paragonato dalla critica americana a quello di Elena Ferrante, e la trama è tipica del romanzo popolare: segreti, agnizioni, rivelazioni sorprendenti. E sullo sfondo controversi, attualissimi, problemi sociali: immigrazione, povertà, razza, adozioni, e diffusa ipocrisia, non solo istituzionale.



Recensione

Per quanto non ami la narrativa ho deciso di fidarmi della mia cara amica Fra e di ascoltare questo libro, vi posso che mai scelta fu migliore!
Ho ascoltato questo libro in pochissimo, non riuscivo proprio a staccarmi perché la narrazione è qualcosa di coinvolgente e sebbene non ci siano dei colpi di scena da cardiopalma, è tutto talmente incastrato alla perfezione che non si riesce davvero a non andare avanti. 
Lo so che non ho di certo le competenze e le capacità di parlarvi a modo di questo libro, ma vi assicuro che è davvero stupendo, i personaggi sono molti ma non si fa fatica a distinguerli perché ognuno ha i suoi pensieri e le sue caratteristiche. In particolare mi hanno colpito Helena e Mia, due donne completamente agli antipodi sul piano sociale, caratteriale e si qualsiasi altro piano. Helena è prigioniera della torre di vetro che lei stessa si è costruita e guarda tutti dall'alto in basso convinta di essere felice e di avere lottato per ottenere proprio quel tipo di vita che sta vivendo. Mia, per contro, ha dovuto lottare con le unghie e con i denti anche solo per poter cercare di inseguire i suoi sogni, questo fa sì che siano due donne che si scontrano su tutto, ma è Helena che impugna il coltello dalla parte del manico perché dalla sua parte ha i soldi e una base sociale stabile. Non ho preso questa lettura come una critica sociale perché comunque è compito del lettore trarre le proprie conclusioni e prendere le proprie decisioni, è un libro che si muove in una zona grigia ed è questo il suo bello, i fatti sono semplicemente riportati senza giudizi, senza stabilire in modo fermo chi ha ragione e chi no. Questo fa sì che a seconda della propria estrazione sociale e del momento della vita in cui si legge, si ha una percezione diversa della lettura. Io in particolare l'ho percepito come un libro che si concentra sulla figura della donna in ogni sua sfaccettatura, bambina, adolescente, donna, madre e persino quel tratto sottile che divide l'adolescenza dall'età adulta, ho odiato molti personaggi, ho capito altri e biasimato altri ancora. Non c'è un modo semplice di leggere questo libro e allo stesso modo non c'è una lettura universale.
La lettura affronta molti temi, molte età, relazioni, bisogni, parla di vite e decisioni difficili, di pregiudizi, di cliché, di stereotipi, di bugie, di segreti e dolore, ma anche di gioia. Per quanto non sia effettivamente così, la narrazione sembra quasi circolare, gli "indizi" sono disseminati in tutto il libro e per quanto ci si sposti nel passato e nel presente, mi ha dato una sensazione di chiusura, anche se il finale è aperto. Lo so, mi contraddico di continuo, ma questa lettura è stata così, non lineare ma fluida, le vite si intrecciano, le storie si mescolano, niente finirà bene e allo stesso tempo si capisce che è proprio così che sarebbe dovuto finire tutto. È una lettura che ci mostra persone complesse con storie difficili, come lo sono quelle di molt³, ma è magistrale la bravura dell'autrice nel creare il divario sociale, nel mostrarci la parte marcia dietro la facciata di perfezione. Ci mostra che volere una cosa e avere i mezzi per ottenerla non significa meritarsela, ci mostra che la società può essere crudele, ma che ancora più crudeli possono essere le persone che dovrebbero volerci bene e supportarci.
Mi rendo conto che non si capisce niente di quello che volevo dire per cui fate come me e leggete questo libro sulla fiducia perché merita davvero.

Voto ⭐⭐⭐⭐⭐/5

lunedì 6 novembre 2023

Review party Lavinia

Titolo: Lavinia
Autrice: Ursula K.Le Guin
Traduzione: Chiara Reali
Editore: Mondadori 




Trama

Unica figlia del re Latino, la giovane Lavinia è corteggiata da Turno, re dei Rutuli. Il suo destino però è quello di sposare il principe esule venuto dall’Oriente, Enea, e da lui generare una stirpe che governerà il mondo. Un legame da cui nascerà un impero, ma al prezzo di un conflitto sanguinoso. Nonostante sia un personaggio cruciale nell’Eneide, in tutto il poema Lavinia non pronuncia una sola parola. Duemila anni dopo, finalmente Ursula Le Guin restituisce la voce alla principessa italica.
Prendendo in mano la propria sorte, la giovane svela ciò che Virgilio ha taciuto: la storia della sua vita, l’amore della sua vita.
Lavinia è una rilettura attuale ed emozionante degli ultimi sei libri dell’Eneide: un romanzo di austera bellezza che, come la migliore epica classica, parla di guerra e di passioni, intessendo un racconto ricco di dettagli e immaginazione, premiato con il Locus nel 2009.


Recensione


Bentornat³ lettor³! 
Eccoci in questo review party organizzato da Francesca che ringrazio moltissimo, finalmente un retelling bello bello bello 😍
Torniamo nell'Eneide grazie a Le Guin e alla sua penna stupenda, ma andiamo con ordine.
Per prima cosa dirò che questa edizione è una ristampa con una nuova traduzione perché in realtà il libro è vecchiotto, però posso dire che credo sia tradotto molto bene anche se a volte ci sono dei termini forse un po' colloquiali, ma a questo proposito ho un appunto da fare che leggerete più avanti nella recensione. Non avendo letto l'edizione più vecchia non ho avuto grossi problemi e, anzi, posso dire che la scrittura è davvero molto bella e super fluida. Il libro è scritto come un flusso di coscienza e questo fa sì che sia davvero difficile interrompere la lettura. Questo suo essere molto fluido lo rende un libro scorrevole e mai pesante, narrato quasi in forma di poema epico perché non entra profondamente nella psicologia dei personaggi ma alla fine possiamo dire di conoscerli tutti, in particolare la nostra Lavinia. Mi sono sentita coinvolta nella storia che ho vissuto con un'ansia crescente, nonostante la fine fosse già preannunciata. Ho trovato la ricostruzione della vita e degli uomini del tempo davvero bella, in particolare ho apprezzato molto Lavinia, una donna figlia del suo tempo, che vive le cose in modo diverso a come le viviamo oggi. Non è la classica protagonista di un retelling mitologico che lascia che tutto le passi attraverso, è una protagonista che agisce e reagisce, ma sempre in modo proporzionato alla sua epoca, alla sua condizione e alle sue conoscenze. È una protagonista attiva e soprattutto non tutte le figure maschili del libro sono negative (anche questo spesso accade in questo tipo di libri), perché ci sono personaggi positivi e non e questo vale sia per le donne che per gli uomini. L'abilità dell'autrice è stata quella di creare una personaggia tridimensionale e profonda, che ci dà un nuovo punto di vista sulle vicende senza però distorcere l'opera originaria.
La cosa che ho apprezzato più di tutto, infatti, sono le note finali dell'autrice, è ovvio che ha studiato molto bene prima di cominciare la scrittura del libro e che non si muove "per sentito dire" come invece fanno in tantissimi prima di approcciarsi a un retelling mitologico. Ci fornisce spiegazioni dettagliate di moltissime cose presenti nel libro, come parole in uso all'epoca e altri piccoli dettagli che magari durante la lettura vengono notati meno. Questo ci fa capire che è tutto curato nei minimi dettagli e anche piccolezze come il colore dei capelli di Lavinia sono giustificabili.
Insomma una lettura perfetta per tutt³ l³ amanti del genere perché è un libro che non si riesce a mettere a giù, che ci coinvolge con la sua storia e ci fa rivivere l'Eneide in modo diverso e profondo. A fare da cornice abbiamo una scrittura che ricalca il poema epico e con un flusso di coscienza costante che ci regala un punto di vista diverso sull'Eneide, il punto di vista di una ragazza, una madre, una donna, una vedova. Lavinia ci dona così la storia non vista dell'arrivo di Enea, della loro vita insieme, di quello che succederà in Italia dopo la sua morte e ci parla con una voce potente, una voce che il Poeta non le aveva dato. 

Voto ⭐⭐⭐⭐,5/5



lunedì 2 ottobre 2023

Recensione Jonathan Strange e il signor Norrell


Titolo: Jonathan Strange e il signor Norrell
Titolo originale: Jonathan Strange and mr Norrell
Autrice: Susanna Clarke
Traduzione: Paola Merla
Numero di pagine: 970
Editore: Fazi 







Trama

Nel bel mezzo delle guerre napoleoniche, la maggior parte degli accademici crede che la magia sia ormai completamente scomparsa in Inghilterra. Tutto cambia quando il timido ed erudito signor Norrell rivela pubblicamente le sue abilità di mago, dando vita a un’ondata di entusiasmo che dilaga per tutto il paese e lo trasporta fino ai salotti dell’alta società di Londra, dove mette i suoi poteri al servizio dei politici e scende a patti con un gentiluomo proveniente da un regno fatato. Un altro mago emerge allora sulla scena: è il giovane e audace Jonathan Strange, che prima diventa il discepolo del signor Norrell e poi ne mette in discussione tutte le teorie, attirato com’è dalle forme più pericolose e oscure dell’arte dell’incantesimo. Nel corso degli anni, la battaglia fra i due si fa più accesa di quella dell’Inghilterra contro Napoleone, finché le loro ossessioni e ambizioni segrete non metteranno a rischio la vita di molte persone e cambieranno per sempre la storia della magia inglese.
Spettacolare esordio di Susanna Clarke, pubblicato in 34 paesi, finalista al Man Booker Prize, quattro milioni di copie vendute nel mondo, Jonathan Strange & il signor Norrell è uno dei romanzi più belli e originali della letteratura fantasy contemporanea: un libro semplicemente imperdibile.


Recensione 
Finalmente un bel libro in questo 2023! Nonostante la mole della lettura per me è stato un susseguirsi di eventi che non mi hanno fatto staccare dalle pagine, o meglio, dall'ascolto. Partiamo con lo stile della Clarke, davvero fluido e molto molto evocativo, nonostante le molte pagine non ci sono momenti di noia o di stallo e anche la minima cosa che sembra non servire a nulla si rivelerà invece di grande importanza. Ma ciò che ha reso la lettura perfetta è proprio la capacità dell'autrice di darci descrizioni precise, evocative, forti, che ti fanno immaginare a occhi aperti tutto quello che voleva trasmettere. A completare il tutto ci sono i personaggi, buffi, complicati, ridicoli e intelligenti, personaggi che strappano sorrisi e personaggi che incutono timore, uomini misteriosi e creature fatate prive di scrupoli, tutti ricreati divinamente, tanto che alla fine ci sembreranno nostri amici. In questo clima così ben costruito, il worldbuilding e il periodo storico sono riportati alla perfezione  con qualche piccola aggiunta data da un realismo magico perfetto, che si intreccia alla storia completandola. Trasformare qualcosa di fantastico come la magia, in una cosa di tutti i giorni, con i suoi problemi e i suoi ostacoli, è una cosa che non avevo mai trovato in un fantasy e Clarke riesce a renderla alla perfezione nella storia rendendo tutto veritiero e affascinante. Davvero sono stata trasportata in questa Inghilterra in cui un tempo scorreva la magia, un mondo diviso dalle terre fatate da un velo sottilissimo e spesso inesistente. 
In sostanza per me questo libro ha tutto: la lentezza di un libro ambientato in quell'epoca, uno stile e una precisione di particolari eccelsa, un worldbuilding e un sistema magico solidi, personaggi le cui esistenze si intrecciano in modi unici e il finale....ragazz3 questo finale agrodolce mi ha rapito il cuore 🥹 bello bello bello!

Voto ⭐⭐⭐⭐⭐/5

mercoledì 9 agosto 2023

Recensione Weyward

Titolo: Weyward
Titolo originale: Weyward
Autrice: Emilia Hart
Traduzione: Enrica Budetta
Numero di pagine: 404
Editore: Fazi





Trama


Kate, 2019
Kate fugge da un marito violento lasciandosi alle spalle la sua vita a Londra e cercando rifugio in campagna, al Weyward Cottage, ereditato dalla prozia. Le mura di quella vecchia casa custodiscono un segreto, nascosto lì dai tempi della caccia alle streghe.
Violet, 1942
L’adolescente Violet è più interessata a collezionare insetti e ad arrampicarsi sugli alberi che a diventare una vera signorina. Finché una catena di eventi sconvolgenti non cambierà per sempre la sua vita.
Altha, 1619
Altha è sotto processo per stregoneria, accusata di aver ucciso un uomo del posto. Conosciuta per la sua misteriosa connessione con la natura e gli animali, è una minaccia che deve essere eliminata.
Ma le donne Weyward appartengono alla natura selvaggia. E non possono essere addomesticate. Intrecciando tre storie attraverso cinque secoli, Weyward è un avvincente romanzo sulla resilienza femminile.


Recensione 

Finalmente una bella lettura in questa estate, Weyward è stato un libro coccola ma non per il suo contenuto, quanto perché mi ha fatto viaggiare nella mia amata campagna inglese. Per quanto non l'abbia mai vista dal vivo, ma solo attraverso le pagine dei libri, Emilia Hart è riuscita in poco tempo a trascinarmi lì. Il piccolo cottage che le donne Weyward si tramandano profuma di casa ma anche di dolore, eppure tra le sue mura mi sono sentita protetta e parte di qualcosa. Attraverso tre generazioni diverse l'autrice ci mostra il dolore, la fatica, i pregiudizi che donne diverse in epoche diverse hanno dovuto affrontare e tutto perché donne e perché portatrici di una profonda connessione con la natura. Semplici streghe o donne diverse? Questo non viene chiarito a fondo, il realismo magico è presente seppure in forma lieve, quel tanto che basta da rendere la lettura forte e veritiera. E così veniamo a conoscenza della vita dura che Altha ha passato, della giovinezza e dell'affetto rubati a Violet e delle violenze subite da Kate, tanto che le proveremo quasi sulla nostra pelle. È un libro coinvolgente, nonostante ci siano i tre pov diversi sono riuscita a immergermi bene nelle storie, forse quella che mi ha coinvolto meno è quella di Altha, ma la storia di Violet è un pugno fortissimo allo stomaco. Kate non è da meno, ho percepito molto bene il suo dolore prima e la sua determinazione poi, credo che l'autrice sia riuscita a ricreare bene il carattere di tutte e tre, rendendole diverse ma allo stesso tempo accomunate da un non so che di magico, oltre che da storie dolorose. La scrittura è scorrevole e semplice, lineare ma molto evocativa, riesce a trascinare nel mondo delle protagoniste tenendoti incollato alle pagine anche grazie ai molti segreti, alle cose non dette che si svelano pian piano. Insomma una lettura forte e intensa che ha saputo portarmi dentro tre vite diverse e che ha saputo colpirmi dritta al cuore. 

Voto ⭐⭐⭐⭐,5/5

giovedì 3 agosto 2023

Recensione La strage dei potenti

Titolo: La strage dei potenti
Titolo originale: He won't Need It now
Autore: James Hadley Chase
Traduzione: Sara Bilotti
Numero di pagine: 224
Editore: Fanucci (Time Crime)




Trama

Bill Duffy è un giornalista tenace, ma alla fine si spinge troppo oltre e viene licenziato. Decide allora di accettare un lavoro da un ricco uomo di nome Morgan che lo ingaggia per scattare alcune foto alla sua ex moglie. Tuttavia l'operazione non è semplice come sembra: qualcuno punta una pistola alla schiena di Duffy per poi fuggire con la sua macchina fotografica. Persino l'ex moglie si rivela essere una sorpresa. Si tratta di Annabel English, la figlia di un importante politico di New York. Ben presto Duffy si ritroverà coinvolto in una gara spietata a chi fa il gioco più sporco. Chi riuscirà a farla franca? con l'introduzione di Vinicius Letale


Recensione

Avete presente quei libri che in poche pagine vi trascinano dentro la storia? Che non hanno una premessa e senza preavviso cominciano ad accadere cose una dopo l'altra? Ecco, è esattamente quello che succede con La strage dei potenti, un libro "sporco, un libro duro. Una lettura che ci porta in un'America degli anni 30, dove tra alcol e sigarette cadiamo in una storia cruda, fatta di omicidi, di incastri, di trame nascoste. È quello che succede a Duffy, un reporter come tanti che si trova all'improvviso senza lavoro ma con una mega patata bollente tra le mani. Dopo che accetterà un lavoro dubbio perché ha bisogno di soldi, ci sarà un escalation continua di problemi e mai un attimo di tregua, il libro continua così con un susseguirsi di eventi che si intersecano tra loro diventando un intreccio sempre più fitto. Ogni scoperta porta a un nuovo problema e il ritmo incalzante non annoia mai, tanto che si fa quasi fatica a mettere giù il libro. La cosa che mi ha fatto un po' storcere il naso è l'atteggiamento di Duffy e in generale di tutti i personaggi, verso le donne, ci sono frasi e atteggiamenti che nel 2023 non sono accettabili, però il libro è ambientato negli anni 30 e credo che possa essere una ricostruzione veritiera. La trama in sé mi ha ricordato quei vecchi film che guardavo con mio nonno, quelli pieni di uomini con completi gessati e cappello coordinato che si muovono in stanze dove aleggia sempre del fumo di sigaretta, insomma quei film sulla malavita e i gangster figli di quell'epoca. Nonostante non ci siano descrizioni accurate del contesto si intuisce tutto da come si muovono e parlano i personaggi e l'atmosfera è stata ben ricostruita. Il libro è breve e scivola mia mentre si cerca di arrivare a sciogliere tutti i nodi ma il finale è decisamente inaspettato e si chiude con un mega colpo di scena.
Insomma una lettura forse non adatta a tutti ma che mi ha regalato dei momenti di tensione per via del ritmo incalzante, una storia piena di intrighi e sorprese con un finale decisamente inaspettato.

Voto ⭐⭐⭐,5/5

lunedì 26 giugno 2023

Review party Davenport

Titolo:Davenport
Titolo originale: The Daevenports
Autrice: Krystal Marquis
Traduzione: Carla Storti
Editore: Mondadori





Trama

Chicago, 1910: i Davenport sono una delle pochissime famiglie nere a godere di un’immensa ricchezza e di uno status sociale elevato. Una fortuna creata con coraggio e intraprendenza dal capostipite William, un ex schiavo che anni prima è fuggito al Nord e ha finito col fondare la Davenport Carriage Company determinando per sé e i suoi figli un destino ricco di opportunità. Immerse in un mondo sfavillante fatto di palazzi imponenti, vestiti magnifici, balli sfarzosi e pregiudizi duri a morire, le giovani della famiglia sono alla ostinata ricerca della propria strada.
C’è Olivia, la sorella maggiore, pronta a compiere il suo dovere sposando un uomo perbene e che tutto si aspetta tranne che un incontro imprevisto faccia vacillare le sue certezze. C’è Helen, la minore, più interessata a riparare automobili che a innamorarsi e mettere su famiglia. Poi, accanto a loro, c’è Amy-Rose, l’amica d’infanzia delle due ragazze e ora diventata la loro cameriera personale, che sogna di aprire un’attività in proprio e di sposare l’uomo di cui è innamorata da sempre. Infine Ruby, la migliore amica di Olivia, spinta dalla famiglia a conquistare il cuore di un ragazzo proprio mentre qualcun altro sta già iniziando a conquistare il suo.
Ispirata dalla vera storia di C.R. Patterson, Marquis punta il riflettore su un periodo spesso trascurato della storia afroamericana. Con una scrittura fresca e vivace, tratteggia l’esistenza piena di sogni, sfide ed emozioni di quattro giovani donne appassionate e coraggiose, determinate a prendere il controllo della propria vita per diventare protagoniste della loro storia (anche d’amore).


Recensione

Le premesse per questo libro erano davvero ottime perché leggendo la trama ho pensato subito a una saga familiare stile Downtown Abbey, dato che anche il periodo storico coincideva. Inoltre è tratto da una storia vera e il fatto che la trama si concentrasse su una famiglia nera agiata era un valore aggiunto perché storicamente le famiglie di questo tipo erano veramente rare. Tuttavia il primo scoglio che ho trovato è stato nelle conversazioni, siccome la famiglia Davenport è altolocata, mi aspettavo un certo tipo di linguaggio, soprattutto da parte del personale di servizio, spesso i domestici si rivolgono alla famiglia in modo troppo informale e, sebbene sia una piccolezza, mi ho fatto storcere un pochino il naso perché secondo me si usciva dal contesto storico. L'altra piccola pecca è che il finale è un po' raffazzonato, è evidente che si voleva tirare per le lunghe alcuni argomenti per introdurre il secondo volume, ma forse una piccola ridimensionata sarebbe stata utile. 
In generale l'ho comunque trovata una lettura adatta al periodo estivo perché è vero che da un lato ci sono argomenti di una certa rilevanza come i diritti umani e delle persone di colore, anche se restano molto marginali, dall'altra la sensazione generale è quella di una saga familiare in stile soap opera, che da un tono più leggero. I triangoli amorosi e i "amo tanto Tizio ma alla fine mi metto con Caio" si sprecano, ma è il suo bello. Forse alcuni triangoli erano troppo palesi e si azzeccano non appena entra in scena il personaggio, ma l'aura generale della lettura si basa proprio su questo, bugie, mezze verità ed equivoci, conversazioni sentite a metà e conclusioni affrettate. Insomma una soap opera in perfetto vecchio stile, decisamente non il mio genere, ma la cornice storica mi ha attirato molto. Purtroppo in questo clima di equivoci i personaggi non vengono sempre approfonditi come vorrei, ma soprattutto incarnano un po' gli stereotipi di questo genere e quindi non mi hanno conquistato, alla fin fine il libro è un romance con accenni storici e quindi è comprensibile che il focus sia sulle vicende amorose. L'autrice ha comunque cercato di introdurre temi rilevanti come la pressione sociale che avvertivano i giovani di famiglie altolocate o, come dicevo, i diritti umani delle minoranze, però lo fa in modo marginale e ribadisco che questo è comprensibile dato che l'intento finale era un altro. 
In conclusione è un libro che mi sento di consigliare a chi cerca qualcosa di estivo, una saga stile Bridgerton dove i drammi e i triangoli sono all'ordine del giorno. In alcuni momenti la lettura perde un po' di verve ma tutto sommato è scorrevole e il libro si termina in fretta senza risultare troppo pesante.

Voto ⭐⭐,5/5

Ringrazio Beatrice per aver organizzato l'evento e la casa editrice per la copia digitale 😊

martedì 20 giugno 2023

Review party I viaggiatori del binario 5

Titolo: I Viaggiatori del Binario 5
Titolo originale: The People on Platform 5
Autrice: Clare Pooley
Traduttrice: Stefania Bertola
Casa editrice: Mondadori 






Trama


Ogni giorno alle 8.05 Iona Iverson prende il treno per andare al lavoro e percorre dieci fermate, da Hampton Court alla stazione di Waterloo, accompagnata dal suo cane, Lulu. Ogni giorno vede le stesse persone, su cui fa ipotesi e che conosce solo per i soprannomi che lei stessa gli ha affibbiato. Naturalmente, non parlano tra loro. Da pendolare esperta, infatti, Iona sa che sul treno ci sono regole precise che tutti dovrebbero seguire: - Avere un lavoro a cui recarsi. - Non consumare cibo caldo. - Essere pronti a ogni evenienza. - Non parlare mai con gli sconosciuti. Ma una mattina uno dei passeggeri, che Iona ha soprannominato "Chic ma Sessista", rischia di strozzarsi con un acino d'uva proprio davanti a lei. Sarebbe morto se non fosse stato per il tempestivo intervento di "Sospettosamente Simpatico", ossia Sanjay, un infermiere che gli pratica la manovra di Heimlich. Questo singolo evento dà il via a una reazione a catena, e un gruppo di persone che non hanno quasi nulla in comune se non i loro spostamenti quotidiani scopre che un incontro casuale può trasformarsi in molto di più e che parlare con gli sconosciuti può insegnarci qualcosa sul mondo che ci circonda e su noi stessi. Ma quando la vita di Iona inizierà a crollare, i suoi nuovi amici saranno presenti nel momento del bisogno?



Recensione

Mi ci voleva proprio una lettura come questa, qualcosa fuori dalla mia comfort zone, ma che allo stesso tempo fosse qualcosa di leggero e diverso dal solito Fantasy. Ho provato a leggere libri diversi dal mio solito, ma non sempre è andata bene, fortunatamente questo non è successo con I viaggiatori del binario 5 perché è stata proprio una lettura di cui sentivo il bisogno, qualcosa di fresco e leggero e adatto all'estate. Con questo non voglio dire che sia un libro assolutamente frivolo, anzi, vengono trattati molti temi odierni e attuali e dei più svariati dal bullismo, allo stalking, dall'età che avanza alla perdita del proprio lavoro e dei propri punti di riferimento. Il fatto è che in questo libro sono stati trattati in un modo che ho veramente apprezzato perché non sono affatto pesanti, ma anzi fanno riflettere e ci fanno apprezzare molto i personaggi. Per una volta, infatti, un libro con vari pov non mi ha dato fastidio perché tutto ciò serviva per presentare al meglio i personaggi e i loro problemi. In questo senso io non mi sono sentita particolarmente rispecchiata da nessuno di loro perché alcuni hanno cosa che ritengo mie e altre cose invece in cui non mi ritrovavo, però li ho davvero apprezzati tutti perché credo che siano stati costruiti molto bene, in poche pagine riusciamo a conoscerle a fondo le loro storie e i loro problemi. Iona per me è il personaggio chiave, la colla che tiene unita tutta la vicenda e grazie a cui si svolge il tutto, come dice Emmie anche io da grande vorrei essere così, è una persona forte pur con tutti i suoi problemi e che nonostante tutto decide di abbracciare la vita e anzi prenderla di petto, più che abbracciarla. Ho adorato come la vita di ognuno si intrecci a quella dell'altro e che alla fine riescano a risolvere i problemi parlandone e trovando nelle nuove amicizie un modo per andare avanti, in questo senso è un libro molto positivo perché il concetto è quello del  "se fai una buona azione ti ritornerà indietro" ed è una cosa che ho apprezzato tanto. Insomma, un libro assolutamente fuori dalla mia comfortzone e che di certo non avrei letto se Beatrice non me l'avesse proposto, eppure mi ci sono ritrovata veramente bene, una lettura che ho apprezzato tanto e che mi ha strappato un sorriso grazie al suo english humor, ma che allo stesso tempo mi ha anche commosso e dato degli spunti di riflessione. Un libro che consiglio per questa stagione e si cerca qualcosa di defaticante ma non troppo. 

Voto ⭐⭐⭐⭐/5


Ringrazio Beatrice per aver organizzato l'evento e la casa editrice per la copia 😊

martedì 21 marzo 2023

Recensione Creature dell'assenza

Titolo: Creature dell’Assenza
Autrici: Gloria Bernareggi, Sephira Riva
Lingua originale: italiano
Casa editrice: Eris edizioni






Trama

Estate 1996: è trascorso poco meno di un anno dal termine della guerra che ha portato all’indipendenza della Croazia. Nel paese di Preko, l’anziana Petra tenta di superare il lutto per la morte della suocera, sentendosi però isolata e incompresa, anche dal marito Joso. Ad alterare la loro routine, la nipote Marina: una giovane donna traumatizzata dalla morte prematura dei suoi amici durante il conflitto. Marina entrerà in contatto con una creatura dall’aspetto di bambina, Jadranka, l’incarnazione dell’assenza, che rappresenta il vuoto lasciato dai defunti ed entra con delicatezza nella quotidianità di chi sta cercando di imparare a gestire il proprio dolore e stabilire un nuovo equilibrio. Una scrittura limpida senza retorica e melodrammi: non una tragedia ma un delicato realismo magico che si coniuga con un vissuto storico e personale doloroso, fatto anche di atmosfere trasognate e sospese.




Recensione 

Era da troppo che rimuginavo su questo racconto breve letto nei mesi scorsi e alla fine sono giunta alla conclusione che è giusto dedicargli più spazio perché è stata una lettura travolgente.
Sephira e Gloria sono fantastiche con le parole perché in poche righe sono stata trasportata nell'estate di Preko, nel dopoguerra che ha sconvolto la allora Jugoslavia. Ho rivisto le estati della mia infanzia, piene di sole, del profumo che viene dalla terra e dai cibi fatti in casa e della nostalgia che alberga sempre ai bordi. Ma è un'estate diversa questa, fatta di mancanze e di assenze, la Croazia e i suoi abitanti cercano di risollevarsi dopo una guerra che ha lasciato il paese spezzato e la piccola Preko cerca di andare oltre organizzando una festa di paese nonostante la tristezza si percepisca ancora. Ognuno porta la perdita e il lutto con sé e ognuno cerca di rielaborarlo a proprio modo, ma nonostante tutti (chi più, chi meno) stiano soffrendo, spesso ci si sente soli nel proprio dolore. Grazie a una delicatezza unica le autrici ci parlano del lutto e della sua elaborazione, l'assenza di qualcosa, di qualcuno, che prende una forma umana che è in grado di seguirci ovunque. È così che Marina e Petra percepiscono coloro che non ci sono più, come un qualcuno che solo loro possono vedere e da cui in molti le mettono in guardia, ma è così sbagliato parlarci? Accogliere questa assenza? La decisione spetta al singolo, si può vivere fingendo che non esista e venirne tormentati, oppure accettarla come parte della vita, la scelta è dura ma passando attraverso l'accettazione si arriva alla guarigione. È così che pian piano Petra e Marina scendono a patti con questa assenza che si presenta sotto forma di bambina, due visioni della vita diametralmente opposte, due donne diverse che però si portano dentro lo stesso dolore e che lo affronteranno secondo i loro modi e i loro tempi. Petra e Marina si alternano nella narrazione ma è una cosa che non mi ha dato fastidio per una volta, sono due persone diverse ma costruite benissimo, non si percepisce lo stacco della scrittura a quattro mani, cosa non sempre facile.
Insomma, un racconto di una potenza disarmante, un'allegoria di come si possa pian piano andare avanti nonostante il dolore della perdita di qualcuno, Sephira e Gloria ci fanno capire che accettare la scomparsa di una persona cara non significa dimenticarla, anzi, quell' assenza, quel vuoto, sarà sempre con noi ma possiamo ricordare le cose belle, i momenti insieme e infine decidere di andare avanti. Inutile dire che mi sono spesso commossa, tutt³ bene o male abbiamo subito la perdita di qualcunə per cui credo che sia una lettura che tocca tutt³. Inoltre ho adorato scoprire qualcosa del folklore croato e si vede che le autrici sanno di cosa parlano per la cura dei dettagli e delle piccole cose, a partire dal cibo sempre presente nella lettura e da sempre simbolo della vita, mi è sembrato di sentire il profumo dei fichi lasciati a essiccare al sole e il calore dell'estate sulla pelle, è stata una lettura breve ma molto intensa, la porterò nel cuore.

Voto ⭐⭐⭐⭐⭐/5

mercoledì 18 gennaio 2023

Recensione La lista degli ospiti

Titolo: La lista degli ospiti
Titolo originale: The guest list
Autrice: Lucy Foley
Traduzione: Raffaella Cesarini
Numero di pagine: 288
Editore: Fanucci





Trama

Su un'isola al largo della costa irlandese, tredici invitati si riuniscono per celebrare l'unione di due persone. Lo sposo è bello e affascinante, una stella nascente della televisione. La sposa è brillante e ambiziosa, editor di un magazine digitale di grande successo. È un matrimonio da favola e da vere star: l'abito firmato, la location remota, le bomboniere di lusso, il whisky di qualità. E anche se il segnale del cellulare va e viene, e il mare può essere agitato, ogni dettaglio è stato preso in considerazione ed eseguito con cura. Sembra tutto perfetto. Ma la perfezione appartiene ai buoni propositi e le persone sono fin troppo fallibili. Dopo che lo champagne è stato stappato e la festa ha avuto inizio, risentimenti e meschine gelosie iniziano a mescolarsi con i ricordi e gli auguri. Il testimone dello sposo dà il via a un gioco di bevute pensando ai giorni di scuola passati. La damigella d'onore rovina - non per caso - il suo vestito e il migliore amico della sposa fa un brindisi fin troppo premuroso... Poi la scoperta di un cadavere. E tutto cambia. Chi ha deciso di rovinare la vita a una coppia felice? E soprattutto, per quale motivo?


Recensione

La lista degli ospiti è il primo libro letto quest'anno e devo dire che è stata una lettura un po' grigia. Si presenta come un giallo alla Agatha Christie, in stile I dieci piccoli indiani, ma in realtà la parte gialla è decisamente lasciata da parte. L'autrice si concentra molto sulla psicologia dei personaggi e sul creare un'atmosfera che mette angoscia fin da subito, il motivo per cui i personaggi si riuniscono è un matrimonio, quindi un'occasione felice, ma in realtà lo è solo in apparenza perché le atmosfere molto cupe e gli animi dei personaggi lasciano intuire che ci sarà una tragedia o comunque che ci sarà qualcosa di disturbate. Devo dire che l'ambientazione e l'atmosfera sono ben riuscite, un'isola che si crede infestata dai fantasmi ospita una singola casa dove si svolgerà il matrimonio, una tempesta in arrivo, l'impossibilità di lasciare l'isola, la brughiera che è sempre pronta a risucchiare persone sprovvedute nelle sue sabbie mobili. Insomma la tensione è palpabile e gli animi degli invitati si accendono subito lasciandosi andare ad istinti troppo a lungo repressi, i segreti che i protagonisti celano e l'oscuro passato di ognuno di loro, gettano solo altra benzina sul fuoco. Conosciamo via via i protagonisti grazie all'alternanza dei pov perché ognuno ci svela il proprio passato un pezzo alla volta e hanno tutti delle ferite da risanare o qualcuno da incolpare per questo hanno tutti un movente e scopriamo che è successo qualcosa perché la narrazione si svolge su due linee temporali che alternano passato e presente. 
Ma un movente per cosa? Fino alle ultime pagine si capisce che c'è stata una tragedia ma non si capisce chi sia la vittima e chi l'omicida, si scoprirà tutto nei capitoli che hanno il loro punto di vista e questo mi ha lasciata un po' delusa. Ho apprezzato che non si intuisse chi fosse la vittima ma soprattutto che l'assassino fosse insospettabile dal momento che tutti avevano alibi e opportunità, ma allo stesso tempo ho sentito la mancanza dell'indagine e della ricerca tipica dei gialli. Lo definirei più un romanzo psicologico perché la ricostruzione degli animi e il sentimento di angoscia sono ben fatti, ma non è del tutto un giallo secondo me, dato che dopo l'omicidio non ci sarà nemmeno un'indagine. 
Insomma un libro che consiglierei per la sua atmosfera e per la costruzione psicologica dei personaggi, nonché per il senso di angoscia che riesce a trasmettere punto però lo sconsiglierei per la parte gialla se si sta cercando un thriller da leggere, per questo motivo la mia valutazione è un po' grigia non mi sento di bocciarlo del tutto ma nemmeno di promuoverlo a pieni voti, speriamo che le future letture gialle dell'anno regalino qualche gioia in più.

Voto ⭐⭐⭐/5

mercoledì 28 settembre 2022

Review party Chi ha ucciso Mr. Wickham?

Titolo: Chi ha ucciso mr. Wickham?
Titolo originale: The murder of mr. Wickham
Autrice: Claudia Gray
Traduzione: Cristina Ingiardi
Numero di pagine: 410
Editore: Piemme editore




Trama

Il mondo regency si tinge di giallo. Il romanzo che sarebbe stato scritto se Jane Austen e Agatha Christie avessero preso un tè insieme. E se i più famosi e amati personaggi di Jane Austen si scoprissero detective... o magari assassini? E un'estate molto calda a Donwell Abbey, residenza di Emma Knightley e marito, che, ormai sposati da sedici anni, si godono la meritata felicità, su cui nessuno avrebbe scommesso. Nonostante il caldo, però, i doveri della vita sociale non si fermano: Mrs e Mr Knightley stanno organizzando un summer party, i cui invitati, ivi compresi Elizabeth Bennet e il marito, Mr Darcy, sono pronti a godersi chiacchiere e socialità, conditi naturalmente di tè e buone maniere. Ma c'è qualcuno che non è affatto bene accetto: Mr Wickham, il personaggio più cattivo di Orgoglio e pregiudizio, l'odioso amico di Darcy, che gli altri ospiti, in barba al bon ton, sarebbero ben felici di vedere morto. Eppure restano tutti a bocca aperta quando si ritrovano davanti nientedimeno che il suo cadavere. Adesso che ci è scappato il morto, gli invitati sono tutti nella lista dei sospettati, e tutti sono ugualmente prigionieri della splendida casa di campagna dei signori Knightley, consapevoli che tra loro c'è un assassino. Tra Emma, L'abbazia di Northanger, Ragione e sentimento e naturalmente l'intramontabile Orgoglio e pregiudizio, un irresistibile giallo regency che è anche un gioco letterario in cui figurano tutti, ma proprio tutti, i personaggi più amati di Jane Austen.

Recensione

Chi ha ucciso mr Wickham si presenta come un giallo a sfondo storico, ambientato in epoca regency. Nonostante i personaggi siano fittizi, sono conosciuti da tutti, o almeno, dagli appassionati di Jane Austen. Ebbene sì, in questo romanzo tornano alla carica i personaggi più conosciuti e più amati dei suoi romanzi, ma non solo. Gray è riuscita a introdurre nuovi personaggi e a dargli una propria personalità e inoltre è riuscita a ricreare delle nuove versioni credibili. Parlo infatti di mr Wickham stesso, conosciuto in Orgoglio e pregiudizio, prima uomo dai dubbi valori morali e ora uomo che riesce a tenere in scacco la vita di molte persone grazie ai suoi inganni. 
Si vede che l'autrice è un'appassionata di Jane Austen perché nonostante si prenda qualche licenza (tutte spiegate nelle note finali), è riuscita a utilizzare i personaggi che conosciamo e dargli un'evoluzione veritiera e che rispecchia le loro personalità. Forse solo il capitano Wentworth è più marcato rispetto al suo romanzo di origine (Persuasione), però lo si perdona perché serve all'evoluzione della storia. La sua passione di vede anche nello stile e nella forma del romanzo, ricalca molto quella dell'epoca perché ci sono lunghi tratti introspettivi e flussi di coscienza dei vari personaggi. Se posso trovare una nota negativa è che i vari pov sono davvero tanti e spesso si alternano in maniera discontinua per cui il ritmo viene rallentato per abituarsi al nuovo interlocutore. Per questa ragione la parte introduttiva è molto lunga, ci vengono presentati tutti i personaggi con le loro personalità e pensieri e Gray si prende decisamente il suo tempo per farlo, questo va a nuocere un po' alla parte del giallo che subito è tralasciata e non si crea quella suspense che ci si aspetterebbe. Più che un giallo vero e proprio lo definirei un romanzo omaggio alla Austen dove l'indagine fa solo da contorno. Infatti gli indizi per svelare il mistero vengono dati in modo molto frammentario e non consentono al lettore di arrivare a capire da solo chi potrebbe essere l'assassino, ma non fraintendetemi, non l'ho trovato un brutto libro, anzi.
Ho apprezzato molto che Gray si sia cimentata in altri generi oltre il fantasy, il giallo è un tipo di romanzo molto complesso da scrivere e si può perdonare qualche "errorino", soprattutto perché la parte dell'ambientazione, lo stile e i personaggi stessi sono molto ben curati. L'autrice è riuscita a inserire anche molti temi che però risultano un po' troppo moderni per l'epoca e i personaggi, ma credo che sia comunque un modo per omaggiare la Austen, conoscendo i suoi scritti, se fosse vissuta ai nostri giorni, avrebbe probabilmente trattato le stesse cose. Non posso svelarvi di più perché alcuni dei temi sono fortemente legati al mistero da risolvere e quindi non posso che dirvi di leggere il libro se siete curiosi 😁

Voto ⭐⭐⭐,5/5

Ringrazio Francesca di Coffee&book per aver organizzato l'evento e per avermi scelta e la casa editrice Piemme per copia 




mercoledì 15 dicembre 2021

Recensione Il diavolo e l'acqua scura

Titolo: Il diavolo e l'acqua scura
Titolo originale: The Devil and the dark water
Autore: Stuart Turton
Traduzione: Alessandra Maestrini e Anna Ricci
Numero di pagine: 520
Editore: Neri Pozza




Trama

Batavia, Indie orientali olandesi, 1634. La Saardam, col suo carico di pepe, spezie, sete e trecento anime tra passeggeri e membri dell'equipaggio, è pronta a salpare alla volta di Amsterdam. Una traversata non priva di insidie, tra malattie, tempeste e pirati in agguato in oceani ancora largamente inesplorati. Le vele ripiegate, il galeone accoglie nel suo ventre il corteo dei passeggeri aperto da Jan Haan, il governatore generale di Batavia. In sella a uno stallone bianco, seguito da un'accozzaglia di cortigiani e adulatori e da quattro moschettieri che reggono una pesante cassa dal contenuto misterioso, Haan procede impettito. Ad Amsterdam riceverà l'ambito premio per i suoi servigi: sarà uno degli enigmatici Diciassette del consiglio direttivo della Compagnia. Poco dietro avanza il palanchino che ospita Sara Wessel, sua moglie, una nobildonna dai capelli rossi decorati di gemme preziose e un segreto ben custodito nel cuore, e Lia, sua figlia, una ragazzina insolitamente pallida. Seguono dignitari e passeggeri di riguardo, ciambellani, capitani della guardia e viscontesse e, alla fine, a chiudere il corteo, un uomo coi ricci scuri appiccicati alla fronte e un altro con la testa rasata e il naso schiacciato. Sono Samuel Pipps, celebre detective appena trasferito al porto dalle segrete del forte, dov'era recluso con l'accusa di aver commesso un crimine meritevole di processo in patria, e il tenente Arent Hayes, sua fedele guardia del corpo. Le operazioni di imbarco proseguirebbero secondo un consolidato copione se un oscuro evento non funestasse la partenza. In piedi su una pila di casse, un lebbroso vestito di stracci grigi, prima di prendere stranamente fuoco, annuncia che «il signore dell'oscurità» ha decretato che ogni essere vivente a bordo della Saardam sarà colpito da inesorabile rovina e che la nave non arriverà mai alla sua meta. Non è il solo segno funesto. Non appena il galeone prende il largo, sulle vele compare uno strano simbolo: un occhio con una coda. Splendida conferma del talento dell'autore de Le sette morti di Evelyn Hardcastle, Il diavolo e l'acqua scura è stato accolto al suo apparire in Inghilterra e negli Stati Uniti da un entusiastico consenso di pubblico e di critica.

Recensione

Dopo aver letto e amato Le sette morti di Evelyn Hardcastle non potevo non leggere anche questo, peccato però che sia stato un po' una delusione. La storia in sé non sarebbe neanche male ma credo che non sia stata sviluppata al meglio, l'ambientazione è molto ben curata per quello che riguarda la nave in sé e il viaggio, Turton riesce a ricreare l'ambiente cupo e soffocante delle navi d'epoca che impiegavano quasi un anno per attraversare il mondo. Tuttavia a volte è quasi troppo zelante nelle descrizioni, vengono ribaditi più volte odori e luoghi sgradevoli col risultato che così tutto suona ridondante. Non ho mai sofferto di claustrofobia ma leggere alcuni passaggi mi ha messo molta angoscia, motivo per cui, anche al giorno d'oggi, non metterò mai piede su una nave. I personaggi si alternano nella narrazione per cui vediamo questa indagine sotto punti di vista differenti, il problema è che non sono caratterizzati al meglio, soprattutto quelli che sono "di contorno" ma comunque indispensabili alla narrazione. In particolare avrei voluto sapere qualcosa di più su Lia, che mi è sembrata interessante e che aveva bisogno di più spazio. In realtà i protagonisti si riducono a due persone soltanto, Arent e Sara. Lui è il tipico gigante dal cuore buono che vuole seguire la retta via e che è mosso solo dall'onore, lei è la tipica nobildonna scontenta della sua vita, con un marito violento da cui vorrebbe scappare perché ciò che brama di più è la libertà. Sara sarebbe potuta essere il tipico personaggio che mi attira ma in realtà risulta un po' ridondante nelle sue affermazioni sulla condizione della donna, si limita a esporre la situazione difficile vissuta da moltissime ma non aggiunge riflessioni personali. Nel complesso potevano tutti essere approfonditi meglio, perché i nomi da tenere a mente sono molti e mi è capitato di fare un po' di confusione. La coppia Arent-Samuel Pipps all'inizio mi ha incuriosito molto perché mi ricordava Sherlock e Watson ma si riduce a un nulla di fatto, siccome Sammy è imprigionato non si vede per 3/4 del libro, ciò che sappiamo di lui lo dobbiamo ad Arent che lo tratta come un dio e che sarebbe disposto a morire per lui. Quello che secondo me proprio non funziona è la trama in sé, Turton è il primo che non riesce a catalogare il suo libro in una specifica sezione (ne parla nelle note finali), si tratta di una specie di giallo, con tratti psicologici, ma che è anche un po' romanzo storico e allo stesso tempo un libro di narrativa. Insomma è un mix che poteva attirarmi ma che mi ha lasciato un po' con l'amaro in bocca. Infatti l'indagine procede un po' a caso e la rivelazione su chi potrebbe essere il colpevole è davvero troppo improvvisa. La raccolta degli indizi è quasi inesistente, ma quello che mi ha turbata più di tutto è il fatto che la vicenda gira intorno a una storia di possessione demoniaca da parte di questa entità detta Vecchio Tom (un nome che incute un terrore abissale eh...) E tutti accettano questa versione per buona, non si cerca mai un colpevole o una strada logica, no. C'è questo demone e quindi si cerca la persona posseduta...una caccia alle streghe in piena regola per scovare la persona posseduta e il demone stesso, mi è sembrato tutto troppo forzato perché poi quando alla fine si capisce il colpevole, non ha nulla di sovrannaturale. 
Mi sembra di non aver capito la vicenda che voleva essere un po' tutto e alla fine si risolve in modo troppo rocambolesco e forzato. Il punto a favore è di sicuro lo stile complessivo, la penna di Turton è sempre scorrevole e quindi non risulta pesante da quel punto di vista, peccato che tutto il resto non funzioni. 
Insomma è stato una delusione dopo Le sette morti che per me è un piccolo capolavoro, non ho ritrovato li stesso autore e la trama mi è sembrata troppo forzata.

Voto: ⭐⭐/5