martedì 16 giugno 2026

Un podcast ha deciso di rovinarmi la vita

 


Titolo: Un podcast ha deciso di rovinarmi la vita
Titolo originale: Listen for the life
Autrice: Amy Tintera
Editore: Rizzoli

Trama

Lucy da ore spulcia ricette per preparare un “pollo di scuse” ed è anche convinta che a momenti il capo la chiamerà per darle il benservito; il pollo, invece, è per il fidanzato, al quale non ha mai detto di essere la principale sospettata per l’omicidio della sua migliore amica, avvenuto cinque anni prima. D’altra parte, chi poteva immaginare che il podcast true crime del momento, Oltre la bugia, avrebbe proposto agli ascoltatori proprio il delitto irrisolto che la vede al centro di quei fatti? È bastato il primo episodio per strapparla dall’anonimato e rovinarle la vita. Ma la verità è che la sua vita si è rovinata la notte in cui Savvy è stata uccisa e Lucy è stata trovata in stato confusionale con il vestito sporco del sangue dell’amica. Nemmeno il fatto che la sua memoria sia andata in cortocircuito ha giocato a suo favore. Per questi motivi, seppur in mancanza di prove schiaccianti, gran parte degli abitanti della cittadina texana di Plumpton aveva dato per scontata la sua colpevolezza. A cinque anni da quella notte, Lucy è costretta a tornare nel posto dove aveva giurato di non mettere più piede, in un agosto che sembra diretta emanazione dell’inferno, per festeggiare gli ottant’anni dell’adorata nonna. Lì entra in collisione con l’odioso – ma sexy – podcaster Ben Owens, con una comunità ostile e con gli stessi affetti di sempre, ormai cambiati. Di fronte ai quali potrà solo contrapporre, nella sua ricerca della verità, l’arma più affilata di cui dispone: il suo irriducibile sarcasmo sul fondo del quale resta, tuttavia, il doloroso timore di scoprire che sono state le sue mani a far del male a Savvy.

Recensione

Un podcast ha deciso di rovinarmi la vita è stata la lettura perfetta per iniziare l'estate con il piede giusto. Di solito cerco i thriller proprio in questo periodo perché ho bisogno di storie leggere, che mi facciano staccare da cose più pesanti, e questa è andata ben oltre le mie aspettative.

La storia segue una giovane donna, Lucy, che vive la sua vita in modo abbastanza tranquillo, ma che in realtà nasconde un grandissimo segreto. Cinque anni prima è stata sospettata dell'omicidio della sua migliore amica, Savvy, lei non ricorda cosa sia davvero successo e da allora si è costruita attorno un'armatura fatta di sarcasmo per proteggersi dagli attacchi. Ovviamente non ha mai raccontato questo passato a nessuno, ma un giorno un podcast decide di riesumare il vecchio delitto, portando a galla tutti i suoi segreti. Costretta a tornare nel paese dove si è svolto il fatto, Lucy si scontra con il proprio passato e con il podcaster che sta svolgendo le indagini. Da qui comincia una serie di rivelazioni intriganti, e il mistero è accentuato dal fatto che Lucy stessa non ricorda cosa sia successo quella fatidica notte, perché lei stessa ha dei dubbi sulla sua innocenza.

La cosa che mi è piaciuta moltissimo è che incontriamo tanti personaggi e sembrano tutti sospettati perché ciascuno aveva un motivo, un movente e soprattutto l'occasione e più si scava nel passato, più le cose vengono a galla. Inoltre il carattere pungente e sarcastico di Lucy è davvero favoloso, lei è una protagonista costruita benissimo, che ti tiene incollatə alle pagine con il suo black humor e la sua assoluta irriverenza. Non mancano anche critiche non troppo velate a questo genere di situazioni, quando la vittima dell'omicidio viene del tutto idealizzata e ritratta come una santa, una persona fantastica che non aveva nessun difetto, ma che in realtà era una persona normalissima con molte imperfezioni. Non intendo colpevolizzare la vittima perché l'autrice stessa riesce a mantenere vivo il focus sul reato di omicidio ma allo stesso tempo mostra benissimo la società che si affretta a raccontare di quanto lə defuntə fosse perfettə senza davvero conoscere la persona.

Il ritmo è sempre incalzante e i capitoli brevi fanno sì che questo libro venga letteralmente divorato, non ci si riesce a staccare perché non si vede l'ora di scoprire la verità su quella notte. Di solito i libri con salti temporali tra passato e presente non mi fanno impazzire, ma in questo caso ho sorvolato volentieri perché la struttura è costruita davvero bene e le parti del passato sono assolutamente necessarie per capire quello che sta succedendo oggi. 

Poi per una volta mi sono goduta la lettura senza cercare a tutti i costi di indovinare il colpevole. Ammetto che il mistero mi ha intrigato molto e il finale mi ha sorpresa in positivo, alla fine avevo qualche sospetto, ma non mi sarei mai aspettata un risvolto del genere.

Aggiungiamoci che c'è anche un pizzico di romance che ho molto apprezzato perché non appesantisce la storia e non si focalizza tutto su di esso. Anzi, i personaggi sono ben costruiti, veritieri e molto attuali, li ho apprezzati in particolare per la loro maturità, dato che si nota lo stacco tra la parte più giovane del passato e gli adulti che sono diventati oggi.

Decisamente è una lettura che mi sento di consigliare per tutto l'anno, ma che per me resta ottima per l'estate. Mi ha aiutato tantissimo a staccare da libri più pesanti e soprattutto mi ha tenuta incollata alle pagine, cosa non facile per me in questo periodo di blocco del lettore!

giovedì 28 maggio 2026

Otofalco per un nuovo impero



Titolo: Otofalco, per un nuovo impero
Autore: Marcello Cavalli
Editore: Incipit 23


Trama

L’Impero, nato dalle antiche Città-Stato, è giunto a un punto di non ritorno. Mentre le verità del passato emergono come ombre mai sopite, uomini e Dei si trovano legati da un incerto destino comune.
Alaspedita, messo imperiale e cavaliere degli Otofalchi, non è più soltanto un guerriero o un condottiero, ma il testimone di un mondo che rischia di dissolversi sotto il peso delle proprie menzogne.
Tra visioni, sogni e rivelazioni, egli scoprirà che il potere che ha fondato l’Impero non è mai stato innocente e che persino gli Dei possono essere prigionieri delle proprie creazioni. Nel confronto finale tra uomini e forze ancestrali, il confine tra bene e male si fa sempre più incerto.
Per un nuovo Impero è il capitolo conclusivo di una trilogia epica che intreccia umanità, politica, mito e memoria, interrogandosi sul senso della storia, del potere e della libertà.
Un romanzo potente e visionario, dove il destino degli uomini e degli Dei si fonda sull’accettazione delle proprie fragilità.

Recensione

In questo volume finale già dalle prime pagine si entra subito nel vivo della storia, con un susseguirsi di tragedie e colpi terribili per il nostro Alaspedita. In una situazione che sembra disperata, viene a galla un passato legato agli dei e agli imperatori e relativo alla nascita dell'impero per come lo conosciamo oggi.
In questo volume, il nostro fidato protagonista dovrà fare i conti con un dolore straziante, sia fisico che mentale, il lutto ci accompagnerà fin dai primi momenti creando una situazione davvero angosciante. Entrerà in campo anche una nemesi terribile, Oleandro, un Cavaliere d'Argento disposto a tutto pur di far soffrire il prossimo e, in particolare, Alaspedita. Il confronto con lui lo lascerà distrutto sia nel corpo che nello spirito, poiché il Cavaliere sa esattamente dove colpire per fare più male e minare l'animo del protagonista.
Nonostante la devastazione interiore, o forse proprio in virtù di questa, Alaspedita riesce a fuggire dalle grinfie di Oleandro, intraprendendo una lotta solitaria e sovversiva per difendere quel poco che resta dell'impero che tanto ama. Le sue peregrinazioni sotto le spoglie del Pettirosso ci mostrano il ritratto di un mondo distrutto e spaccato, che sopravvive come può. In un contesto dove tutto sembra perduto, ogni terribile vicenda assume un tono grottesco e "marcio", quasi come una versione di Alice nel Paese delle Meraviglie ancora più cruda e decisamente senza speranza.
È stato doloroso vedere il fiero Alaspedita così malridotto e sopraffatto dalla sofferenza, tuttavia, non è mai del tutto sconfitto né del tutto spezzato perché non perde mai la propria identità e ciò che lo spinge davvero a lottare: un profondo e sincero amore per il suo impero e per il ricordo del suo imperatore. Questa sua tenacia sarà ripagata perché nell'ultima parte del libro Alaspedita scoprirà che non tutto è perduto e che non è rimasto solo a contrastare l'oscurità che avanza, anzi. Il senso di speranza si risolleva decisamente, cambiando tono nel finale e avvisandoci verso un'epica battaglia che metterà a dura prova per l'ultima volta il nostro Otofalco.
La battaglia finale, infatti, ha il sapore agrodolce di quegli scontri in cui si combatte con la speranza nel cuore e il finale è perfettamente coerente con il personaggio, di grande effetto e, per quanto mi riguarda, impreziosito da una nota dolcissima. Per molti versi la lettura mi ha ricordato situazioni attuali, apprezzo sempre come il fantasy crei parallelismi con il mondo in cui viviamo, per questo ho apprezzato moltissimo la nota di Ale di speranza e rinascita. Otofalco è una serie breve ma di impatto, che ha saputo creare un fantasy epico che ti cattura, con personaggi vari e sempre ben costruiti, un worldbuilding ricco e interessante. Insomma una lettura che mi sento di consigliare a tuttɜ lɜ amanti del genere perché Alaspedita è uno di quei personaggi rari da trovare, umano e fallibile, capace di profondi sentimenti e sempre fedele ai suoi principi.

Ringrazio moltissimo la casa editrice per la copia digitale e la fiducia ❤️

Voto⭐⭐⭐⭐,5/5

martedì 12 maggio 2026

Il finale si scrive da sé




Titolo: Il finale si scrive da sé 
Titolo originale: The ending writes itself
Autrici: Evelyn Clarke
Editore: Mondadori


Trama 

Le vite di sei scrittori e scrittrici emergenti stanno per cambiare per sempre: un invito misterioso ed esclusivo li conduce a Skelbrae, l'isola privata al largo della Scozia dove il leggendario Arthur Fletch si è ritirato per lavorare al suo ultimo, attesissimo romanzo. Al loro arrivo, però, scoprono che Fletch è morto e che il libro è rimasto incompiuto. Decisi a pubblicarlo comunque, l'agente e l'editore dello scrittore lanciano agli invitati una sfida impossibile da rifiutare: ciascuno avrà settantadue ore per inventare un finale degno di Fletch, vincendo così una ricompensa milionaria e un contratto da tre libri con la Merriweather Press. Un'occasione che capita una sola volta nella vita. Il riscatto che ciascuno di loro cerca dopo anni di sforzi, delusioni e rifiuti. Isolati dal mondo, armati solo di una macchina da scrivere e di una pila di fogli colorati, i sei si ritrovano intrappolati in un vortice di ambizione, vanità e segreti. Ma i segreti, si sa, non restano mai tali a lungo, e perdere il controllo della propria storia può avere conseguenze molto pericolose. Il finale si scrive da sé è un giallo brillante e pungente, che si diverte a giocare con i cliché dei generi letterari e i retroscena dell'industria editoriale. E, mentre i protagonisti rincorrono la fama tanto agognata, una cosa diventa sempre più chiara: se iniziare un romanzo è difficile, arrivare vivi all'ultima riga, su quest'isola, potrebbe essere la vera sfida.


Recensione 

Prendete un'isola deserta, le vibes di Dieci piccoli indiani, un pizzico di Cluedo e, infine, di Yellowface. Mescolate accuratamente e otterrete questo libro. Il finale si scrive da sé è un mix di tutto questo e molto di più perché Schwab e Clarke (entrambe sotto pseudonimo) utilizzano il pretesto di un thriller classico per sondare quelle che sono le parti più oscure del mondo editoriale. 
Non a caso le vicende si svolgono su un'isola remota, un luogo dove la tecnologia è bandita e il contatto con il mondo esterno è azzerato. In questo isolamento forzato, un ambiente ristretto formato da pochi eletti diventa un intero universo da esplorare; un universo che riflette, purtroppo, solo le dinamiche più oscure di questo idilliaco mestiere. Per scrivere il finale di un libro che un eminente autore ha lasciato incompleto, sei autori si ritrovano a vivere gomito a gomito, ognuno di loro rappresenta la parodia colma di satira di un aspetto dell'editoria, della scrittura e dellə stessə autorə che storcono il naso quando si sente nominare un genere diverso dal proprio. La competizione è serrata, in palio ci sono due milioni di dollari e la promessa di un contratto e per questi autori è l'occasione per uscire dalla fascia media, per sfondare davvero, perché il problema è proprio questo: perché sono in fascia media e nessuno ha mai avuto successo? 
 Il problema risiede proprio negli ingranaggi dell'editoria, troppo vecchi, troppo arrugginiti, con una logica di mercato spietata e che cerca in ogni modo di affondarti, non di farti emergere.
Attraverso i vari pov conosciamo i partecipanti alla sfida, ognuno dei quali rappresenta uno dei problemi della vita da scrittorə. C'è il blocco totale di chi non riesce a scrivere nulla da anni, chi si rifugia nella routine, chi ripete sempre gli stessi schemi, chi è rimasto nascosto nell'ombra ma potrebbe avere le capacità di brillare in solitaria, ma tutto questo deve restare nascosto, tutto deve sembrare perfetto nell'idillica vita di chi scrive. Se non fosse che è tutto questo è lo specchio perfetto della nostra editoria attuale, sempre in cerca della novità, dello schema non ancora utilizzato, di scrittori sempre al top e pronti a tutto. Questo non è un thriller, è una denuncia e la scia di cadaveri che si lascia dietro è solo l'esempio più lampante di quanto il potere, il successo, i soldi possono corrompere qualcuno.
Se proprio vogliamo essere onesti mi è dispiaciuto azzeccare il colpevole, ma ripensandoci la risoluzione del mistero non era il fulcro del libro quindi sì, per me è geniale. Questo libro a quattro mani mi ha proprio rapita, trascinandomi su un'isola dove si cerca di nascondere peccati e segreti tra le pagine di un libro, mettendo in luce tutti i problemi che si devono affrontare per arrivare al "finale perfetto". Finale che altro non è che una metafora della salvezza stessa, perché questo non è un gioco alla pari e chi si trova con la penna in mano alla fine perde. Non a caso Schwab e Clarke introducono temi molto attuali come l'uso dell'intelligenza artificiale per la scrittura, e non solo, ma anche il mondo vuoto dietro a una pagina social che diventa più importante del libro stesso. Da non tralasciare anche la critica sociale più schietta sui privilegi di determinate categorie non solo di scrittori ma di persone in genere.
In sostanza è un libro che mi sento di consigliare moltissimo, non è un thriller fine a sé stesso, ma è molto di più.

Ringrazio moltissimo Mondadori per la collaborazione ❤️

Voto ⭐⭐⭐⭐/5

venerdì 8 maggio 2026

Heartless



Titolo: Heartless
Titolo originale. Heartless
Autrice: Marissa Meyer 
Editore: Mondadori

Trama

Catherine è una delle ragazze più desiderate del Paese delle Meraviglie e addirittura la preferita del Re di Cuori, in cerca di una moglie. Ma i suoi interessi sono ben lontani dal matrimonio: pasticciera di talento, l’unica cosa che desidera è aprire un negozio con la sua migliore amica. Secondo sua madre, un obiettivo insensato per quella che potrebbe diventare la prossima regina. Poi Cath incontra Jest, l’affascinante e misterioso giullare di corte. E per la prima volta, si scopre innamorata. Nonostante il pericolo di offendere il re e di far infuriare i suoi genitori, lei e Jest iniziano a frequentarsi in segreto. Cath è determinata a dare forma al proprio destino e a innamorarsi alle sue condizioni. Ma in una terra piena di magia, follia e mostri, il destino ha altri piani. Heartless racconta il Regno di Cuori molto prima che vi giungesse Alice, tra Cappellai, gatti invisibili, Bianconigli, e mostra come una fanciulla che sognava l’amore si possa trasformare in una tirannica sovrana ossessionata dalle rose rosse e dalle teste mozzate.


Recensione

Heartless rappresenta tutto ciò che cerco in un retelling e nello ya in generale. Non è un libro perfetto ma è stato perfetto per me, una Marissa Meyer che non vedevo da tanto e che dà il meglio di sé quando rielabora un universo già esistente che lei può ampliare. Nonostante nelle note si scusi per aver reinterpretato un grande classico, credo che sia riuscita a dare una versione credibile dei personaggi creando una vicenda con un pizzico di mistero che porta poi al formarsi delle figure iconiche già che conosciamo.
A livello personale è un libro che mi ha parlato moltissimo, mi sono rivista tantissimo in Cath, che forse non sarà la più accattivante delle protagoniste, ma che mi ha ricordato una me più giovane, e neanche così tanto più giovane.
Cath ha un sogno: aprire una pasticceria, ma in un mondo fatto di cappelli magici e oggetti che diventano reali dopo un viaggio onirico, questo tipo di lavoro risulta impossibile. Nonostante condivida questo sogno con Mary Anne, sua amica, al momento di realizzare davvero il progetto, la sua amica si tira indietro perché per lei quello non è mai stato un vero piano per il futuro, ma solo una cosa di cui fantasticare. Anche i suoi genitori la ostacolano in tutti i modi perché hanno già scelto per lei la strada da intraprendere e siccome è già una delusione su tutti i fronti (Cath non ha ereditato il "potere" di famiglia di rendere vive le narrazioni), vogliono che la figlia li soddisfi almeno su questo. La loro ambizione è farla diventare regina sposando il re, un personaggio inetto e infantile che Cath non vuole ferire, ma che allo stesso tempo non vuole sposare. Anche i suoi sono un'esasperazione dei tipici genitori tossici con il padre passivo e la madre che continua a ricordarle di non mangiare e secondo la quale lei le deve mostrare gratitudine per il solo fatto di averla messa al mondo, fatto che, secondo lei, le dà il diritto di decidere per la vita della figlia. 
I messaggi lasciati da Meyer si vedono anche nella parte mistery della vicenda: un terribile mostro attacca le persone e nessuno fa niente perché mantenere lo status quo è più facile. Cath è l'unica che vorrebbe risolvere il mistero e andare oltre alla patina di apparenze in cui invece vuole vivere la corte del re, che si nasconde dietro falsi sorrisi. In questo libro Meyer nasconde un piena vista tanti significati più stratificati, a partire da Cath stessa. Una protagonista che vuole seguire i suoi sogni ma che non ci riesce mai e la sua passione per la pasticceria la trasforma da creatrice a creazione stessa, mai l'artefice, ma sempre il premio da riscuotere. Lei lo è senza saperlo, il che contribuisce a creare l'atmosfera distorta del libro, ma è il suo immobilismo che ci parla davvero della psicologia di questa protagonista, perché prima di soccombere alla sua trasformazione Cath ci appare come una ragazza dolce e adorabile, ma che allo stesso tempo agisce per sé stessa solo quando è troppo tardi. Il suo bisogno di non essere una delusione per gli altri, mescolato al voler seguire i suoi sogni ed essere apprezzata per questo, si fondono in lei creando un blocco che la fa agire sempre quando è troppo tardi. Allo stesso tempo, però, è anche figlia di una società che guarda con sospetto e pregiudizi chi è diverso e, diciamocelo, che include comunque nei ricevimenti a corte persone terribili solo per non infrangere le apparenze. Perché il quieto vivere e lo status quo sono tutto. E quando finalmente Cath agisce lo fa in maniera spropositata, portando all'eccesso tutte queste distorsioni e solo allora chi la circonda si rende conto che tutto poteva essere evitato, che Cath è sempre stata una persona con una sua volontà e coni suoi desideri e che piegarla ai propri era sbagliato. Ma tutto arriva troppo tardi.

Il finale è la classica tragedia che si vede sempre e solo a posteriori, è la rappresentazione di quelle scene che si vedono ai telegiornali in cui i genitori dicono "era sempre tranquillə" e che invece celano il sottotitolo del "non abbiamo mai pensato che avesse volontà propria/bisogno di aiuto/di essere ascoltatə". In sostanza questo retelling ci mostra il Paese delle meraviglie in tutto il suo contorto fulgore, una patina di bellezza e magia data dall'altra società che nasconde, in realtà, il marciume, la parte distorta. Tutti nascondono la polvere sotto al tappeto. Ci ho rivisto molto dell'Alice di Tim Burton, cupa ma piena di colori sfavillanti. Meyer è riuscita a ricreare fedelmente i personaggi e i luoghi del classico di Carroll, ma è riuscita a farli suoi, creando una storia che ci mostra alcune cose, ma che ne cela molte di più. Ho apprezzato molto come Meyer sia riuscita a mescolare gli elementi di entrambi i libri di Alice in wonderland perché lɜ appassionatɜ coglieranno moltissimi elementi e i vari riferimenti.
Forse da questo mio flusso di coscienza non si capirà nulla perché come sempre faccio fatica a parlare di un libro che mi è piaciuto così, questo in particolare ha parlato a molte parti di me e quindi è ancora più difficile. Il mio consiglio è di leggerlo assolutamente. Un retelling fatto benissimo, con una scrittura che mi ha catturata da subito, un'atmosfera cupa nascosta sotto la patina brillante dell'alta società e una protagonista diversa dal solito, creano un mix che raramente capita di leggere in uno YA. Non fraintendetemi, la parte più YA c'è ma non è pesante e di sicuro non segue i tropoi di oggi che ormai fanno sì che i libri siano tutti uguali. Jest, la controparte maschile è perfetto per far risaltare la vera protagonista, ma allo stesso tempo è un personaggio interessante, con i suoi segreti e la sua dolcezza verso Cath. 

Cosa posso dire di più di questa lettura? Decisamente tra le migliori fatte quest'anno, una storia che mi è entrata sottopelle, che mi ha devastato sul finale e che mi ha coinvolto molto sul piano personale. 



Voto ⭐⭐⭐⭐⭐/5