Titolo: La lunga notte senza luna
Titolo originale: The spear cuts through water
Autore: Simon Jimenez
Editore: Mondadori
Trama
Anticamente, Luna e Acqua si amavano. In cerca di un modo per stare insieme, crearono il Teatro Riflesso, un luogo sospeso tra i mondi e nel tempo, a cui anche ai mortali è consentito l’accesso attraverso il sogno. Quando arrivi, sai già dove andare: ottava fila, posto centrale. Attratto da una forza sconosciuta, ti siedi e assisti al racconto di questa storia: un tempo, uno dei Primi Uomini scucì Luna dal cielo con la punta della sua lancia. Lei gli concesse quindi un desiderio: una discendenza investita di doni sovrannaturali che da allora ha regnato sull’Antica Patria, soffocandola, tuttavia, con la propria sete di potere e gettandola in un’oscurità sempre più profonda. Gli imperatori hanno tratto per secoli la loro forza da Luna, imprigionata nelle segrete del palazzo reale, ma una divinità non può essere rinchiusa per sempre... Mentre l’Ottavo Imperatore si prepara a un pellegrinaggio in cerca del segreto della vita eterna, e i suoi eredi, i Tre Terrori, tramano per prendere il suo posto, Luna convince Jun, figlio prediletto del Primo Terrore, ad aiutarla a scappare per rimediare al suo passato da feroce assassino. Durante la fuga, i due incontrano Keema, un giovane guerriero con un solo braccio e dalle misteriose origini, che si unisce a loro in questo pericoloso viaggio verso i confini più estremi del regno, alla ricerca di un modo per riportare la libertà e la luce nell’Antica Patria. Grazie a una capacità narrativa estremamente originale e stratificata, Simon Jimenez dà vita a un incredibile romanzo corale, che è allo stesso tempo un’avventura epica e una storia d’amore, un’esplorazione profonda dell’identità e del senso di appartenenza, e un tributo all’immenso potere delle storie e del racconto.
Recensione
La lunga notte senza luna è probabilmente uno dei fantasy più trip e strani che abbia letto di recente (e forse anche non di recente), ma è stata una lettura che mi ha sorpreso in positivo. È uno di quei libri che, mentre lo leggi, ti fa pensare “ma che sta succedendo?” e subito dopo “ah ok, ci sta". Insomma avevo rimandato la lettura perché pensavo fosse troppo complessa e da un lato lo è, ma dall'altro...ragazzɜ funziona!
È una lettura che assorbe completamente e l'attenzione deve restare sempre alta, di certo non è una di quelle cose che leggi per staccare o per vivere un momento di leggerezza perché bisogna essere concentratɜ, ma coinvolge anche emotivamente. Forse sono io la solita frignona ma molte cose mi hanno commosso o fatto riflettere e nonostante nella seconda parte del libro e nel finale gli eventi sono più lenti e più dilatati, è una lettura che non sono riuscita ad accantonare.
La storia si svolge in soli cinque giorni, ma viene raccontata come se fosse una fiaba per adulti con digressioni oniriche e un flusso di coscienza collettivo. Tutti sono parte della storia che ci viene narrata su diversi livelli temporali e attraverso diversi narratori in una voce collettiva che trascina dentro alla storia. La narrazione, infatti, cambia continuamente persona, tempo verbale e punto di vista: si passa dalla seconda persona che parla direttamente a te (sì, proprio a te, seduto all’ottava fila, posto centrale), alla terza persona più classica, fino alla prima persona usata da personaggi, passanti, morti, animali, oggetti. Un casino? Sulla carta sì. Nella pratica… tutto è perfetto e si incastra alla perfezione.
Il cuore della storia è il Teatro Riflesso, questo spazio onirico e metafisico dove sogno, destino e memoria si intrecciano, e da cui prende vita la leggenda della Dea Luna, dell’Antica Patria sottomessa dal potere, e del viaggio di Jun e Keema, due dei protagonisti. Il soggetto non è unico ma ci sono vari protagonisti e moltissimi personaggi, eppure tutti sono costruiti perfettamente nonostante le storie condensate anche in poco tempo. Il ruolo di protagonista passa di persona in persona e questo passaggio scatena colpi di scena non indifferenti. La penna di Jimenez crea, inoltre, un worldbuilding ricchissimo, ispirato a folklore e mitologie del Sud-Est asiatico: Luna e Acqua come due facce della stessa medaglia, imperatori assetati di potere, tartarughe con una mente a sciame e il teatro stesso sono parte della mitologia di queste zone. Non c'è una leggenda unica a cui ispirarsi, o almeno io non l'ho individuata, ma si percepiscono i vari elementi a cui Jimenez si ispira. Il tutto senza infodump pesanti perché questo mondo ti avvolge piano piano, quasi senza che tu te ne accorga.
Il tono generale è onirico, visionario, a tratti assurdo, ma sempre controllato. Non è un fantasy d’azione eppure sprizza sangue, non è una storia d’amore classica, ma non mancano emozioni profonde, non è un Fantasy al cardiopalma ma ci saranno momenti di lotta e momenti più tranquilli. Di sicuro è un libro pieno di colpi di scena, inaspettati e che ti colpiscono quando meno te lo aspetti, soprattutto nella struttura. La missione di Keema e Jun prevede di aiutare la Dea Luna a eliminare la famiglia imperiale che da troppo tempo gioca con poteri non suoi e soffoca il paese, ma quando questa missione giunge al termine si scopre che in realtà la vera minaccia è legata a un cataclisma divino e salta fuori la bravura di Jimenez che ci ha accompagnato per tutto il libro facendoci credere che prendesse la strada di un fantasy classico. Lotta al potere e liberazione...e invece è molto più. E in realtà questo suo essere molto di più si vede dalle piccole cose, dalle frasi a effetto disseminate nel testo che ti fanno capire che non vuole essere un Epic fantasy convenzionale, ma qualcosa di più. E qui il tono cambia, perché sotto tutta questa stranezza, questo gioco narrativo e questa creatività fuori scala, il libro è profondamente emotivo. Parla di colpa e redenzione, di libertà, della ricerca di sé e del proprio scopo, ma anche di amore e sacrificio e lo fa in modo sincero e doloroso, senza essere mai pesante.
Come già detto nella seconda parte, e soprattutto nel finale, il ritmo rallenta un po' e alcune scene mi sono risultate troppo dilatate fino a un finale leggermente meno potente del resto, anche se l'ho apprezzato perché non mette un punto fermo alle vicende.
In conclusione credo che non sia un libro per tuttɜ e che vada letto accettando di perdersi tra meandri onirici e flussi di coscienza, ma se avete voglia di un fantasy diverso dal solito, che mescola mito, sogno, lotte al potere e sentimento, con una scrittura coraggiosa e fuori dagli schemi, La lunga notte senza luna è un’esperienza da fare.
Rileggendo la mia recensione mi rendo conto che non so se sono riuscita a spiegarmi e a far trasparire la vera essenza di questo libro, decisamente non scrivo bene come Jimenez quindi abbiate pietà.
Voto ⭐⭐⭐⭐⭐/5



