venerdì 8 maggio 2026

Heartless



Titolo: Heartless
Titolo originale. Heartless
Autrice: Marissa Meyer 
Editore: Mondadori

Trama

Catherine è una delle ragazze più desiderate del Paese delle Meraviglie e addirittura la preferita del Re di Cuori, in cerca di una moglie. Ma i suoi interessi sono ben lontani dal matrimonio: pasticciera di talento, l’unica cosa che desidera è aprire un negozio con la sua migliore amica. Secondo sua madre, un obiettivo insensato per quella che potrebbe diventare la prossima regina. Poi Cath incontra Jest, l’affascinante e misterioso giullare di corte. E per la prima volta, si scopre innamorata. Nonostante il pericolo di offendere il re e di far infuriare i suoi genitori, lei e Jest iniziano a frequentarsi in segreto. Cath è determinata a dare forma al proprio destino e a innamorarsi alle sue condizioni. Ma in una terra piena di magia, follia e mostri, il destino ha altri piani. Heartless racconta il Regno di Cuori molto prima che vi giungesse Alice, tra Cappellai, gatti invisibili, Bianconigli, e mostra come una fanciulla che sognava l’amore si possa trasformare in una tirannica sovrana ossessionata dalle rose rosse e dalle teste mozzate.


Recensione

Heartless rappresenta tutto ciò che cerco in un retelling, e in generale in molti ya. Non è un libro perfetto ma è stato perfetto per me, una Marissa Meyer che non vedevo da tanto e che da il meglio di sé quando rielabora un universo già creato e che lei deve ampliare. Nonostante nelle note si scusi per aver reinterpretato un grande classico, credo che sia riuscita a dare una versione credibile dei personaggi creando una vicenda con un pizzico di mistero che porta poi al formarsi delle figure iconiche che conosciamo.
Il paese delle meraviglie ha sempre esercitato un grandissimo fascino su di me, è uno dei miei classici preferiti e non posso che essere entusiasta di questa lettura che ci mostra la nascita e la trasformazione di alcuni personaggi iconici. A livello personale è un libro che mi ha parlato moltissimo, mi sono rivista in tantissime cose di Cath che forse non sarà la più accattivante delle protagoniste, ma che mi ha ricordato una me più giovane, e neanche così tanto più giovane.
Cath ha un sogno: aprire una pasticceria, ma in un mondo fatto di cappelli magici e oggetti che diventano reali dopo un viaggio onirico, questo tipo di lavoro risulta impossibile. Nonostante condivida questo sogno con una sua amica, al momento di realizzare davvero questo progetto, Mary Anne si tira indietro perché per lei quello non è mai stato un vero progetto, ma solo una cosa di cui parlare. Anche i suoi genitori la ostacolano in tutti i modi perché hanno già scelto per lei quale strada intraprendere e siccome è già una delusione su tutti i fronti (Cath non ha ereditato il "potere" di famiglia di rendere vive le narrazioni), vogliono che Cath li soddisfi almeno su questo. Il loro progetto è farla diventare regina sposando il re, un personaggio inetto e infantile che Cath non vuole ferire, ma che allo stesso tempo non vuole in alcun modo sposare. Anche i suoi genitori sono un'esasperazione dei tipici genitori tossici con il padre passivo e la madre che continua a ricordarle di non mangiare e che le deve mostrare gratitudine per il solo fatto di esistere e che questo le dà il diritto di decidere per la sua vita.
I messaggi lasciati da Meyer si vedono anche nella parte mistery della vicenda, un terribile mostro che attacca le persone e nessuno fa niente perché mantenere le apparenze e lo status quo è più facile. Cath è l'unica che vorrebbe risolvere il mistero e andare oltre alla patina di apparenze in cui invece vuole vivere la corte del re, che si nasconde dietro falsi sorrisi. In questo libro Meyer nasconde un piena vista tanti significati più stratificati, a partire da Cath stessa. Una protagonista che vuole seguire i suoi sogni ma che non ci riesce mai e la sua passione per la pasticceria la trasforma da creatrice a creazione stessa, mai l'artefice, ma sempre il premio da riscuotere. Lei lo è senza saperlo, il che contribuisce a creare l'atmosfera distorta del libro, ma è il suo immobilismo che ci parla davvero della psicologia di questa protagonista prima di soccombere alla sua trasformazione Cath ci appare come una ragazza dolce e adorabile, ma che allo stesso tempo agisce per sé stessa solo quando è troppo tardi. Il suo bisogno di non essere una delusione per gli altri, mescolato al voler seguire i suoi sogni ma essere anche apprezzata per questo, si mescolano in lei creando un blocco che la fa agire sempre quando è troppo tardi. Allo stesso tempo, però, è anche figlia di questa società che guarda con sospetto e pregiudizi chi è diverso e, diciamocelo, anche una persona terribile, ma che viene comunque invitata ai ricevimenti. Perché il quieto vivere e lo status quo sono tutto. E quando finalmente Cath agisce lo fa in maniera spropositata, portando all'eccesso tutte queste distorsioni e solo allora chi la circonda si rende conto che tutto poteva essere evitato, che Cath è sempre stata una persona con una sua volontà e coni suoi desideri e che piegarla ai propri era sbagliato. Ma tutto arriva troppo tardi. Il finale è la classica tragedia che si vede sempre e solo a posteriori, è la rappresentazione di quelle scene che si vedono ai telegiornali in cui i genitori dicono"era sempre tranquillə" e che invece celano il sottotitolo del "non abbiamo mai pensato che avesse volontà propria/bisogno di aiuto/di essere ascoltatə". In sostanza questo retelling ci mostra il Paese delle meraviglie in tutto il suo contorto fulgore, una patina di bellezza e magia data dall'altra società che nasconde, in realtà, il marciume, la parte distorta. Tutti si nascondono dietro le belle apparenze nascondendo la polvere sotto al tappeto, ci ho rivisto molto dell'Alice di Tim Burton, cupa ma piena di colori sfavillanti. Meyer è riuscita a ricreare fedelmente i personaggi e i luoghi del classico di Carroll, ma è riuscita a farli suoi, creando una storia che ci mostra alcune cose, ma che ne cela molte di più. Ho apprezzato molto come Meyer sia riuscita a mescolare gli elementi di entrambi i libri di Alice in wonderland perché lɜ appassionatɜ coglieranno moltissimi elementi e i vari riferimenti.
Forse da questo mio flusso di coscienza non si capirà nulla perché come sempre faccio fatica a parlare di un libro che mi è piaciuto così, questo in particolare ha parlato a molte parti di merda e quindi è ancora più difficile, il mio consiglio è di leggerlo assolutamente. Un retelling fatto benissimo, con una scrittura che mi ha catturata da subito, un'atmosfera cupa nascosta sotto la patina brillante dell'alta società e una protagonista diversa dal solito, creano un mix che raramente capita di leggere in uno YA. Non fraintendetemi, la parte più YA c'è ma non è assolutamente pesante, di sicuro non segue i tropoi di oggi che ormai fanno sì che i libri siano tutti uguali. Jest, la controparte maschile è perfetto per far risaltare la vera protagonista, ma allo stesso tempo è un personaggio interessante, con i suoi segreti e la sua dolcezza verso Cath. 

Cosa posso dire di più di questa lettura? Decisamente tra le migliori fatte quest'anno, una storia che mi è entrata sottopelle, che mi ha devastato sul finale e che mi ha coinvolto molto sul piano personale. Un ritorno di Meyer che mi aspettavo da tanto, un retelling che ci narra quello che potrebbe essere successo prima della storia che tuttɜ conosciamo e che ci fa capire cosa può esserci dietro a personaggi iconici.

Voto ⭐⭐⭐⭐⭐/5

lunedì 27 aprile 2026

The Will of the many- La volontà dei molti




Titolo: The Will of the many- La volontà dei molti
Titolo originale: The Will of the many
Autore: James Islington
Editore: Fanucci



Trama

La Repubblica cateniana, nota come Gerarchia, potrà anche governare il mondo, ma non può conoscere ogni cosa.

Il mio nome è Vis Telimus e sono un orfano, o almeno è ciò che ho dichiarato di essere per poter entrare nella prestigiosa Accademia. I precettori mi credono quando prometto che una volta concluso il percorso di studi mi unirò al resto della società civilizzata per cedere la mia volontà – un insieme di forza, determinazione e concentrazione – e rafforzare così il potere dei capi della Gerarchia, come sono costretti a fare milioni di persone. Mi credono anche quando sostengo di voler appartenere a questo mondo nonostante non sia semplice fingere di essere uno di loro: se voglio sopravvivere dovrò scalare i ranghi dell’Accademia, trovarmi degli alleati e consolidare il mio status. Perché se i senatori della Gerarchia dovessero scoprire la mia vera identità, mi ucciderebbero.


Recensione 


Che lettura stupenda. Davvero non saprei come altro descrivere questa avventura di quasi 800 pagine, se non con queste parole.
Era da moltissimo tempo che non affrontavo un’esperienza così totalizzante è un libro che ha assorbito ogni briciolo della mia attenzione. In parte perché il volume è lungo e corposo e una distrazione avrebbe fatto perdere passaggi fondamentali, in parte perché facevo fatica a metterlo giù. Ammetto di aver rimandato a lungo, spaventata dalla mole del libro, ma alla fine me lo sono bevuta.
La scrittura di Islington è fluida, mai noiosa, e capace di farti immergere perfettamente nella storia. Non c'è assolutamente infodump (la mia paura principale) e moltissimi elementi lə lettorə deve intuirli da sé, creando collegamenti e deduzioni, ed è esattamente ciò che amo in un libro. Non esistono espedienti fiacchi per spiegare ai protagonisti dinamiche del loro mondo che dovrebbero già conoscere; non veniamo mai imboccatɜ.
Si tratta di un Fantasy storico/Epic fantasy decisamente per adulti, sia per i temi trattati, sia per una costruzione narrativa che richiede un'attenzione costante e una discreta conoscenza della società dell'antica Roma. Il mondo da cui prende spunto Islington è proprio questo, con i suoi pregi e le sue parti più cupe poiché le zone d'ombra di quell'antico impero sono esacerbate dal punto di vista del protagonista.

Vis è un ragazzo con moltissimo da nascondere. Principe di un regno brutalmente conquistato, si rifiuta di cedere alla Gerarchia che ha distrutto la sua famiglia, intelligente e scaltro, Vis, che cela persino il suo reale nome, studia il nemico e non resta mai con le mani in mano. Anche quando sarà costretto a un patto per salvarsi la vita, cercherà di apprendere tutto il possibile: conoscere l'avversario è la chiave per sopraffarlo o, almeno, per restare vivi.
In un contesto dominato da segreti e macchinazioni, il protagonista deve muoversi in punta di piedi, programmando ogni mossa e contromossa e ho sinceramente adorato tutto questo, le indagini segrete, la gerarchia sociale e i sospetti.
Un worldbuilding curato nei minimi dettagli fa da sfondo alle vicende dove tutto si incastra alla perfezione.

Il sistema magico, come dicevo, non viene spiegato con noiosi monologhi. Starà a chi legge capirne i meccanismi, anche se nelle parti tecniche si trovano spiegazioni chiare su come la volontà venga usata per ogni cosa, persino per muovere enormi mezzi di trasporto.
La particolarità di quest'opera è che ci si scorda quasi di essere in un fantasy, sembra di leggere un romanzo storico in cui, talvolta, accadono eventi "bizzarri". Tutto è scritto talmente bene da risultare reale, coerente e credibile. Non è una narrazione al cardiopalma perché il racconto si prende il suo tempo ed è ben bilanciato, alcune scene caricano l'ansia perché il protagonista agisce come una spia sotto copertura, ma in generale il ritmo è costante senza mai risultare stancante. Islington è riuscito a costruire un intreccio equilibrato che lascia addosso una voglia matta di proseguire.

Di Vis potrei parlare a lungo: è un protagonista costruito, giovane ma capace, con una sete di sapere inesauribile. Il suo passato lo tormenta, ma lui non viene mai meno ai suoi principi, cercando di fare la cosa giusta per non tradire sé stesso, nonostante il prezzo altissimo. La sua tenacia è encomiabile, anche se lo mette spesso nei guai, la vita che è stato costretto a scegliere non è facile, spiare sapendo di essere spiato e non potersi fidare di nessuno fa sì che sia sempre in stato di allerta, sempre alla ricerca del dettaglio che può mantenerlo in vita. 
l libro si chiude su un colpo di scena incredibile che suggerisce quanto ci sia ancora da scoprire e su quanto le vicende potrebbero prendere una piega completamente diversa e sono molto curiosa di scoprire quale sarà. 

In conclusione  è stata una lettura magnetica, una volta terminata ho fatto fatica a cominciare altro. La consiglio vivamente a chi ama il genere e non si lascia spaventare dalla mole delle pagine, ne vale assolutamente la pena, non vedo l'ora di leggere il secondo volume!

Ringrazio moltissimo Fanucci per la copia omaggio e per la prima lettura da 5 stelle dell'anno! 😍

Voto ⭐⭐⭐⭐⭐/5

giovedì 26 marzo 2026

La casa sotto il cielo stellato

 


Titolo: La casa sotto il cielo stellato
Titolo originale: The very secret society of irregular witches. 
Autrice: Sangu Mandanna
Editore: Sperling & Kupfer

Trama 

Mika Moon vive seguendo tre semplici regole: nascondere la sua magia, non attirare l'attenzione e, soprattutto, non avvicinarsi ad altre streghe. È cresciuta da sola ed è abituata alla solitudine, in un mondo che non le ha mai concesso il diritto di appartenere a qualcosa. Ma ha una piccola valvola di sfogo: un account online dove pubblica video in cui «finge» di essere una strega. Tanto, chi potrebbe crederle davvero? Qualcuno, però, lo fa. Quando riceve un invito a trasferirsi in una misteriosa villa chiamata Nowhere House per insegnare a tre giovani streghe a controllare i loro poteri, Mika sa che accettare significherebbe infrangere ogni regola che si è imposta. Eppure, qualcosa la spinge a partire. Ad attenderla troverà un'eccentrica famiglia improvvisata: un attore in pensione dal cuore d'oro, un giardiniere silenzioso, una governante tuttofare, un'archeologa sempre in viaggio, tre bambine straordinarie e un burbero e affascinante bibliotecario, Jamie. Tutti loro potrebbero finalmente offrire a Mika ciò che non ha mai avuto: un posto a cui appartenere. Ma quando il pericolo bussa alla porta di Nowhere House, lei dovrà decidere se rischiare tutto per proteggere quella fragile felicità o tornare alla vita solitaria che conosce da sempre

Recensione

Chi mi conosce ormai lo sa, con i cozy fantasy non ho sempre un bel rapporto, anzi di solito non mi fanno impazzire del tutto. Ragion per cui sono rimasta davvero sorpresa nel leggere La casa sotto il cielo stellato e scoprire che mi è piaciuto parecchio. Forse è stato il mix del momento dell'anno un po' smorto, forse il momento giusto, il bisogno di staccare da letture più pesanti e dalla vita in generale. Fatto sta che mi ha conquistata e l'ho letto in poco tempo.
I punti a favore sono parecchi, tra questi una prosa molto semplice e mai pesante, nonostante i temi importanti trattati. La lettura non risulta mai lenta o intricata e mi è piaciuto moltissimo come Mandanna sia riuscita a combinare personaggi molti diversi tra loro in un mix dolcissimo. Il fatto che sia ambientato ai giorni nostri e nel nostro mondo, ma sia presente la magia, seppur nascosta, mi hanno conquistato definitivamente perché adoro le streghe e adoro il fatto che la magia non sia di pubblico dominio. In questo senso la lettura è lievemente parca di dettagli sul sistema magico, ma credo che comunque l'autrice sia riuscita a creare il giusto mix tra la magia naturale e la modernità. Il fatto che le streghe debbano restare divise e nascoste aiuta a costruire il sistema magico che Mika stessa deve ricercare da sola, studiando e perfezionandosi a forza di errori, e rappresenta anche un ottimo escamotage per le lacune sul funzionamento di alcune cose. Di certo non è il libro giusto per approfondire il sistema magico e in generale i poteri legati alle streghe, ma l'ho apprezzato proprio perché ci fa entrare in un mondo magico ma non ce lo spiega fino in fondo contribuendo a creare un'atmosfera mistica. Lo so cosa pensate, di solito sono molto puntigliosa su questo aspetto, ma ribadisco che davvero non era il libro giusto per questo tipo di approfondimenti per cui l'ho apprezzato lo stesso.
La trama procede senza troppi scossoni, del resto è un cozy fantasy, ma ci sono molti argomenti comunque profondi come i traumi infantili e il senso di solitudine e abbandono, le difficoltà dell'accettare sé stessi e quella parte di sé che ci si sente in dovere di nascondere, fino ad arrivare a temi più leggeri come l'accettazione delle diversità e il found family.
Se proprio vogliamo trovarci qualche difettuccio ammetto che la parte romance è un po' carente e no, non sono impazzita. Di solito non sono una fan del romance e per me in questo libro è trattato abbastanza bene. Mika e Jamie sono molto dolci, ma ammetto che la parte dove si innamorano pian piano è un po' tralasciata e forse si poteva approfondire di più, per me non è una grande mancanza perché comunque la parte romance non era il punto cardine della storia, ma comunque poteva avere qualche momento dedicato in più. 
In sostanza è un libro che mi ha davvero intrattenuta e mi è piaciuto davvero, Mika è una protagonista con un passato molto triste alle spalle e il suo scappare continuo fa capire che i suoi traumi non sono stati per niente superati, ma apprezzo il suo animo ironico e comunque allegro e mi è piaciuto tanto il suo rapporto con le bambine, sano e genuino. Ma soprattutto ho ammirato la sua determinazione e l'onestà verso sé stessa perché Mika è una strega molto brava e sa di esserlo. Non è arroganza, ma consapevolezza e la sua passione per la magia, unica compagna costante nella sua vita,  traspare dai suoi discorsi creando un coinvolgimento anche con lɜ lettorɜ.
Che dire, ho finalmente trovato un cozy fantasy che mi ha soddisfatta, c'è persino una punta di mistero legata a un oscuro segreto sepolto, ma non posso dirvi di più per non fare spoiler 😁 Sappiate solo che per me è una lettura consigliata per chi cerca qualcosa di leggero per staccare, con la giusta dose di traumi, un pizzico di magia e di romance non pesante.

Voto ⭐⭐⭐⭐/5

venerdì 6 marzo 2026

La lunga notte senza luna





Titolo: La lunga notte senza luna
Titolo originale: The spear cuts through water
Autore: Simon Jimenez
Editore: Mondadori


Trama

Anticamente, Luna e Acqua si amavano. In cerca di un modo per stare insieme, crearono il Teatro Riflesso, un luogo sospeso tra i mondi e nel tempo, a cui anche ai mortali è consentito l’accesso attraverso il sogno. Quando arrivi, sai già dove andare: ottava fila, posto centrale. Attratto da una forza sconosciuta, ti siedi e assisti al racconto di questa storia: un tempo, uno dei Primi Uomini scucì Luna dal cielo con la punta della sua lancia. Lei gli concesse quindi un desiderio: una discendenza investita di doni sovrannaturali che da allora ha regnato sull’Antica Patria, soffocandola, tuttavia, con la propria sete di potere e gettandola in un’oscurità sempre più profonda. Gli imperatori hanno tratto per secoli la loro forza da Luna, imprigionata nelle segrete del palazzo reale, ma una divinità non può essere rinchiusa per sempre... Mentre l’Ottavo Imperatore si prepara a un pellegrinaggio in cerca del segreto della vita eterna, e i suoi eredi, i Tre Terrori, tramano per prendere il suo posto, Luna convince Jun, figlio prediletto del Primo Terrore, ad aiutarla a scappare per rimediare al suo passato da feroce assassino. Durante la fuga, i due incontrano Keema, un giovane guerriero con un solo braccio e dalle misteriose origini, che si unisce a loro in questo pericoloso viaggio verso i confini più estremi del regno, alla ricerca di un modo per riportare la libertà e la luce nell’Antica Patria. Grazie a una capacità narrativa estremamente originale e stratificata, Simon Jimenez dà vita a un incredibile romanzo corale, che è allo stesso tempo un’avventura epica e una storia d’amore, un’esplorazione profonda dell’identità e del senso di appartenenza, e un tributo all’immenso potere delle storie e del racconto.


Recensione 

La lunga notte senza luna è probabilmente uno dei fantasy più trip e strani che abbia letto di recente (e forse anche non di recente), ma è stata una lettura che mi ha sorpreso in positivo. È uno di quei libri che, mentre lo leggi, ti fa pensare “ma che sta succedendo?” e subito dopo “ah ok, ci sta". Insomma avevo rimandato la lettura perché pensavo fosse troppo complessa e da un lato lo è, ma dall'altro...ragazzɜ funziona!
È una lettura che assorbe completamente e l'attenzione deve restare sempre alta, di certo non è una di quelle cose che leggi per staccare o per vivere un momento di leggerezza perché bisogna essere concentratɜ, ma coinvolge anche emotivamente. Forse sono io la solita frignona ma molte cose mi hanno commosso o fatto riflettere e nonostante nella seconda parte del libro e nel finale gli eventi sono più lenti e più dilatati, è una lettura che non sono riuscita ad accantonare.
La storia si svolge in soli cinque giorni, ma viene raccontata come se fosse una fiaba per adulti con digressioni oniriche e un flusso di coscienza collettivo. Tutti sono parte della storia che ci viene narrata su diversi livelli temporali e attraverso diversi narratori in una voce collettiva che trascina dentro alla storia. La narrazione, infatti, cambia continuamente persona, tempo verbale e punto di vista: si passa dalla seconda persona che parla direttamente a te (sì, proprio a te, seduto all’ottava fila, posto centrale), alla terza persona più classica, fino alla prima persona usata da personaggi, passanti, morti, animali, oggetti. Un casino? Sulla carta sì. Nella pratica… tutto è perfetto e si incastra alla perfezione.

Il cuore della storia è il Teatro Riflesso, questo spazio onirico e metafisico dove sogno, destino e memoria si intrecciano, e da cui prende vita la leggenda della Dea Luna, dell’Antica Patria sottomessa dal potere, e del viaggio di Jun e Keema, due dei protagonisti. Il soggetto non è unico ma ci sono vari protagonisti e moltissimi personaggi, eppure tutti sono costruiti perfettamente nonostante le storie condensate anche in poco tempo. Il ruolo di protagonista passa di persona in persona e questo passaggio scatena colpi di scena non indifferenti. La penna di Jimenez crea, inoltre, un worldbuilding ricchissimo, ispirato a folklore e mitologie del Sud-Est asiatico: Luna e Acqua come due facce della stessa medaglia, imperatori assetati di potere, tartarughe con una mente a sciame e il teatro stesso sono parte della mitologia di queste zone. Non c'è una leggenda unica a cui ispirarsi, o almeno io non l'ho individuata, ma si percepiscono i vari elementi a cui Jimenez si ispira. Il tutto senza infodump pesanti perché questo mondo ti avvolge piano piano, quasi senza che tu te ne accorga.

Il tono generale è onirico, visionario, a tratti assurdo, ma sempre controllato. Non è un fantasy d’azione eppure sprizza sangue, non è una storia d’amore classica, ma non mancano emozioni profonde, non è un Fantasy al cardiopalma ma ci saranno momenti di lotta e momenti più tranquilli. Di sicuro è un libro pieno di colpi di scena, inaspettati e che ti colpiscono quando meno te lo aspetti, soprattutto nella struttura. La missione di Keema e Jun prevede di aiutare la Dea Luna a eliminare la famiglia imperiale che da troppo tempo gioca con poteri non suoi e soffoca il paese, ma quando questa missione giunge al termine si scopre che in realtà la vera minaccia è legata a un cataclisma divino e salta fuori la bravura di Jimenez che ci ha accompagnato per tutto il libro facendoci credere che prendesse la strada di un fantasy classico. Lotta al potere e liberazione...e invece è molto più. E in realtà questo suo essere molto di più si vede dalle piccole cose, dalle frasi a effetto disseminate nel testo che ti fanno capire che non vuole essere un Epic fantasy convenzionale, ma qualcosa di più. E qui il tono cambia, perché sotto tutta questa stranezza, questo gioco narrativo e questa creatività fuori scala, il libro è profondamente emotivo. Parla di colpa e redenzione, di libertà, della ricerca di sé e del proprio scopo, ma anche di amore e sacrificio e lo fa in modo sincero e doloroso, senza essere mai pesante.

Come già detto nella seconda parte, e soprattutto nel finale, il ritmo rallenta un po' e alcune scene mi sono risultate troppo dilatate fino a un finale leggermente meno potente del resto, anche se l'ho apprezzato perché non mette un punto fermo alle vicende. 

In conclusione credo che non sia un libro per tuttɜ e che vada letto accettando di perdersi tra meandri onirici e flussi di coscienza, ma se avete voglia di un fantasy diverso dal solito, che mescola mito, sogno, lotte al potere e sentimento, con una scrittura coraggiosa e fuori dagli schemi, La lunga notte senza luna è un’esperienza da fare. 
Rileggendo la mia recensione mi rendo conto che non so se sono riuscita a spiegarmi e a far trasparire la vera essenza di questo libro, decisamente non scrivo bene come Jimenez quindi abbiate pietà.

Voto ⭐⭐⭐⭐⭐/5