Titolo originale. Heartless
Autrice: Marissa Meyer
Editore: Mondadori
Trama
Catherine è una delle ragazze più desiderate del Paese delle Meraviglie e addirittura la preferita del Re di Cuori, in cerca di una moglie. Ma i suoi interessi sono ben lontani dal matrimonio: pasticciera di talento, l’unica cosa che desidera è aprire un negozio con la sua migliore amica. Secondo sua madre, un obiettivo insensato per quella che potrebbe diventare la prossima regina. Poi Cath incontra Jest, l’affascinante e misterioso giullare di corte. E per la prima volta, si scopre innamorata. Nonostante il pericolo di offendere il re e di far infuriare i suoi genitori, lei e Jest iniziano a frequentarsi in segreto. Cath è determinata a dare forma al proprio destino e a innamorarsi alle sue condizioni. Ma in una terra piena di magia, follia e mostri, il destino ha altri piani. Heartless racconta il Regno di Cuori molto prima che vi giungesse Alice, tra Cappellai, gatti invisibili, Bianconigli, e mostra come una fanciulla che sognava l’amore si possa trasformare in una tirannica sovrana ossessionata dalle rose rosse e dalle teste mozzate.
Recensione
Heartless rappresenta tutto ciò che cerco in un retelling e nello ya in generale. Non è un libro perfetto ma è stato perfetto per me, una Marissa Meyer che non vedevo da tanto e che dà il meglio di sé quando rielabora un universo già esistente che lei può ampliare. Nonostante nelle note si scusi per aver reinterpretato un grande classico, credo che sia riuscita a dare una versione credibile dei personaggi creando una vicenda con un pizzico di mistero che porta poi al formarsi delle figure iconiche già che conosciamo.
A livello personale è un libro che mi ha parlato moltissimo, mi sono rivista tantissimo in Cath, che forse non sarà la più accattivante delle protagoniste, ma che mi ha ricordato una me più giovane, e neanche così tanto più giovane.
Cath ha un sogno: aprire una pasticceria, ma in un mondo fatto di cappelli magici e oggetti che diventano reali dopo un viaggio onirico, questo tipo di lavoro risulta impossibile. Nonostante condivida questo sogno con Mary Anne, sua amica, al momento di realizzare davvero il progetto, la sua amica si tira indietro perché per lei quello non è mai stato un vero piano per il futuro, ma solo una cosa di cui fantasticare. Anche i suoi genitori la ostacolano in tutti i modi perché hanno già scelto per lei la strada da intraprendere e siccome è già una delusione su tutti i fronti (Cath non ha ereditato il "potere" di famiglia di rendere vive le narrazioni), vogliono che la figlia li soddisfi almeno su questo. La loro ambizione è farla diventare regina sposando il re, un personaggio inetto e infantile che Cath non vuole ferire, ma che allo stesso tempo non vuole sposare. Anche i suoi sono un'esasperazione dei tipici genitori tossici con il padre passivo e la madre che continua a ricordarle di non mangiare e secondo la quale lei le deve mostrare gratitudine per il solo fatto di averla messa al mondo, fatto che, secondo lei, le dà il diritto di decidere per la vita della figlia.
I messaggi lasciati da Meyer si vedono anche nella parte mistery della vicenda: un terribile mostro attacca le persone e nessuno fa niente perché mantenere lo status quo è più facile. Cath è l'unica che vorrebbe risolvere il mistero e andare oltre alla patina di apparenze in cui invece vuole vivere la corte del re, che si nasconde dietro falsi sorrisi. In questo libro Meyer nasconde un piena vista tanti significati più stratificati, a partire da Cath stessa. Una protagonista che vuole seguire i suoi sogni ma che non ci riesce mai e la sua passione per la pasticceria la trasforma da creatrice a creazione stessa, mai l'artefice, ma sempre il premio da riscuotere. Lei lo è senza saperlo, il che contribuisce a creare l'atmosfera distorta del libro, ma è il suo immobilismo che ci parla davvero della psicologia di questa protagonista, perché prima di soccombere alla sua trasformazione Cath ci appare come una ragazza dolce e adorabile, ma che allo stesso tempo agisce per sé stessa solo quando è troppo tardi. Il suo bisogno di non essere una delusione per gli altri, mescolato al voler seguire i suoi sogni ed essere apprezzata per questo, si fondono in lei creando un blocco che la fa agire sempre quando è troppo tardi. Allo stesso tempo, però, è anche figlia di una società che guarda con sospetto e pregiudizi chi è diverso e, diciamocelo, che include comunque nei ricevimenti a corte persone terribili solo per non infrangere le apparenze. Perché il quieto vivere e lo status quo sono tutto. E quando finalmente Cath agisce lo fa in maniera spropositata, portando all'eccesso tutte queste distorsioni e solo allora chi la circonda si rende conto che tutto poteva essere evitato, che Cath è sempre stata una persona con una sua volontà e coni suoi desideri e che piegarla ai propri era sbagliato. Ma tutto arriva troppo tardi.
Il finale è la classica tragedia che si vede sempre e solo a posteriori, è la rappresentazione di quelle scene che si vedono ai telegiornali in cui i genitori dicono "era sempre tranquillə" e che invece celano il sottotitolo del "non abbiamo mai pensato che avesse volontà propria/bisogno di aiuto/di essere ascoltatə". In sostanza questo retelling ci mostra il Paese delle meraviglie in tutto il suo contorto fulgore, una patina di bellezza e magia data dall'altra società che nasconde, in realtà, il marciume, la parte distorta. Tutti nascondono la polvere sotto al tappeto. Ci ho rivisto molto dell'Alice di Tim Burton, cupa ma piena di colori sfavillanti. Meyer è riuscita a ricreare fedelmente i personaggi e i luoghi del classico di Carroll, ma è riuscita a farli suoi, creando una storia che ci mostra alcune cose, ma che ne cela molte di più. Ho apprezzato molto come Meyer sia riuscita a mescolare gli elementi di entrambi i libri di Alice in wonderland perché lɜ appassionatɜ coglieranno moltissimi elementi e i vari riferimenti.
Forse da questo mio flusso di coscienza non si capirà nulla perché come sempre faccio fatica a parlare di un libro che mi è piaciuto così, questo in particolare ha parlato a molte parti di me e quindi è ancora più difficile. Il mio consiglio è di leggerlo assolutamente. Un retelling fatto benissimo, con una scrittura che mi ha catturata da subito, un'atmosfera cupa nascosta sotto la patina brillante dell'alta società e una protagonista diversa dal solito, creano un mix che raramente capita di leggere in uno YA. Non fraintendetemi, la parte più YA c'è ma non è pesante e di sicuro non segue i tropoi di oggi che ormai fanno sì che i libri siano tutti uguali. Jest, la controparte maschile è perfetto per far risaltare la vera protagonista, ma allo stesso tempo è un personaggio interessante, con i suoi segreti e la sua dolcezza verso Cath.
Cosa posso dire di più di questa lettura? Decisamente tra le migliori fatte quest'anno, una storia che mi è entrata sottopelle, che mi ha devastato sul finale e che mi ha coinvolto molto sul piano personale.
Voto ⭐⭐⭐⭐⭐/5



