Titolo: Tagliatele la testa
Titolo originale: Off with their heads
Autrice: Zoe Hana Mikuta
Editore: Mondadori
Trama
Il Paese delle Meraviglie raccontato in queste pagine è tutto tranne che un sogno. Piuttosto, è un'oscura foresta, un incubo fatto di radici, nebbia e sangue, infestato dai Santi, antichi guaritori ridotti a mostri grotteschi, affamati di lutto e dolore. Ed è proprio qui che le giovani streghe e amanti Carousel Coniglio e Iccadora Alice Falce sono state esiliate per un crimine che non hanno commesso. Ma la foresta consuma ogni cosa e, per salvarsi, Carousel ha compiuto la scelta più spietata: fuggire, lasciando indietro Icca. Cinque anni dopo, le loro vite sono frammenti di uno specchio infranto. Carousel è una cacciatrice di Santi rinomata, avvolta nel lusso della scintillante capitale, Petra. È diventata la beniamina della spietata Regina Rossa: tra sete dai colori pastello, gioielli e stormi di corvi al suo comando, Caro finge di ignorare i macabri esperimenti che la sua sovrana conduce nelle viscere del palazzo. Iccadora, invece, ha lasciato che l'Oscurità le infettasse le vene. Il tradimento ha scorticato via la ragazza timida di un tempo, trasformandola in una predatrice letale, con un unico scopo: la vendetta. Vuole distruggere il trono. Vuole distruggere la Regina. E, soprattutto, vuole Carousel. Quando il destino (che in questo caso somiglia molto a un'ossessione) le fa incontrare di nuovo, l'odio e l'amore che provano l'una per l'altra si fondono in una danza inebriante. E letale. In un mondo in cui la magia corrode e le bestie hanno fattezze quasi umane, la minaccia più devastante non si nasconde tra gli alberi, ma in due cuori oscuri, disperatamente incapaci di lasciare e lasciarsi andare. Un retelling feroce e perturbante di Alice nel Paese delle Meraviglie, ispirato al folklore coreano, che vi trascinerà giù nella tana del Bianconiglio, in un mondo intriso di sangue e tradimento.
Recensione
"Tagliatele la testa!" Chi non ricorda Alice nel paese delle meraviglie per una delle sue frasi più iconiche, mente. In questo volume diventa il titolo ma in realtà non richiama appieno quello che poi accade tra le pagine.
Venduto come un retelling della storia classica, il libro prende sì qualche spunto dall'opera originale, ma la reinterpreta decisamente in chiave molto più cupa e personale. Ritroviamo qualche nome, qualche situazione o qualche citazione, ma poco altro. Il folklore coreano è , però, miscelato perfettamente con questo nuovo Paese delle Meraviglie, che ritroviamo molto più cupo e strano, infestato da figure mostruose che si nutrono del dolore spirituale. È così che Mikuta si rifà ai miti coreani che vedono negli sciamani figure capaci di guarire nello spirito, proprio come i "Santi" del libro facevano prima di essere irrimediabilmente corrotti. Il vero filo conduttore con il testo di Lewis Carroll è di sicuro il tema della follia perché la celebre frase "Siamo tutti matti qui" prende in questo libro nuovi e inaspettati risvolti. Se già l'opera originale è molto weird e bizzarra, in Tagliatele la testa la lettura diventa ancora più strana, intricata e soprattutto indirizzata a un pubblico adulto.
È un libro difficile da inquadrare e collocare, perché deve piacere molto il genere (che poi...ha un vero genere??), le scene sono crude, ma le descrizioni non si perdono in minuziosi particolari. Tutto è molto accennato, eppure visivamente si riesce a immaginare ogni cosa davvero bene. La scrittura è evocativa senza bisogno di lunghe spiegazioni e la narrazione procede a ritmo serrato. Non c'è mai un attimo di pausa o di noia in cui lə lettorə possa spostare l'attenzione, bisogna seguire in modo scrupoloso tutti i passaggi mentali e i ragionamenti che ci vengono presentati.
Gli elementi in cui il narratore esterno e onnisciente si addentra non sono semplici. Proprio come una mente non segue un filo puramente logico quando pensa, ma salta da un concetto all'altro, la narrazione riflette questo andamento. In questo senso ho apprezzato moltissimo il narratore esterno che sfonda la quarta parete e si rivolge direttamente allə lettore perché questo espediente ha permesso di presentarci tre protagoniste molto diverse tra loro, complesse, con un passato intricato e un futuro ancora più oscuro e venato di follia. Se l'autrice avesse scelto di utilizzare tre pov differenti, credo che l'effetto sarebbe stato meno potente e meno coinvolgente. Tantissimi punti, quindi, per lo stile di scrittura e per la struttura narrativa.
Altro punto forte è la costruzione delle protagoniste, davvero ben fatta e che ci dimostra come nemmeno noi stessi possiamo conoscere davvero a fondo ciò che si cela nella nostra testa. Nessuno si conosce appieno e spesso l'essere umano è preda di desideri e intenzioni che non sempre comprende.
È un libro venato di profondo dolore e, infatti, oltre al tema del lutto, il dolore fisico è alla base della magia usata dalle streghe in questo regno. La metafora del "dover soffrire per accedere a qualcosa di più" è un concetto già visto, ma qui viene portato all'estremo e ho apprezzato molto la critica sociale che si cela dietro questa dinamica. Per raggiungere il potere spesso bisogna fare sacrifici e soffrire, ma quel potere, alla fine, dà alla testa e non porta quasi mai a fare la cosa giusta.
In questo mondo oscuro, popolato da creature terribili spinte solo dal desiderio di distruggere chi soffre, ho letto un'altra grande critica sociale. Coloro che un tempo si sono mossi per aiutare la società vengono ora relegati e uccisi perché diventati gusci vuoti a causa di una maledizione. Questi esseri, chiamati Santi, vengono cacciati e massacrati dalle streghe (che per farlo attingono al proprio potere attraverso il dolore, fino a farlo "sanguinare" fuori di loro). L'esistenza stessa dei Santi è tristissima: cercano e attaccano chi è in lutto o chi sta soffrendo, costringendo la società a mostrarsi sempre allegra e felice, senza mai cedere a pensieri negativi. In questo modo Icca e Caro non possono nemmeno vivere a fondo il lutto che le accomuna e questo impedisce loro di cercare un vero conforto. Nel loro caso non è questo che alla fine le allontana, ma è un aspetto che mi ha fatto riflettere molto sulla società odierna.
Ammetto di averlo letto con una certa fatica perché è un libro molto particolare, pieno di scene cruente, scelte di vita discutibili e una forte rappresentazione della follia. Tuttavia, l'autrice è stata magistrale nel perseguire la sua idea e nel creare un mondo che alla fine coinvolge, spaventa, ma che fa anche riflettere.
È stata una lettura davvero singolare che non mi sento di consigliare a tutti, ma che suggerisco caldamente agli amanti del weird e del disturbante. In sostanza, è un libro che promuovo, ma che sconsiglio a chiunque sia in cerca di una lettura leggera.
Ringrazio moltissimo Mondadori per la collaborazione e la copia omaggio ❤️
Voto ⭐⭐⭐⭐/5



