Trama
Giulio, Maria e Ruggero sono tre brillanti consulenti dell’agenzia Con.Su.Lenti, abituati ad affrontare i problemi con logica, curiosità e una buona dose di ironia. Quando il nuovo commissario di Pievagno li coinvolge in un’indagine sotto copertura in un museo appena inaugurato, i tre si ritrovano immersi in un mistero che mescola arte, enigmi e ingegno. Tra direttori eccentrici, architetti sopra le righe e restauratori dal passato sospetto, il trio dovrà decifrare una serie di rebus per arrivare alla verità. Ma ogni indizio sembra nascondere un doppio senso e niente, nemmeno i sistemi d’allarme, funziona come dovrebbe.
Un giallo ironico e spassoso, dove ogni indizio apre nuove domande e la verità, come un buon rebus, si rivela solo a chi sa osservare davvero.
Recensione
Il secondo capitolo di questa affascinante saga si distingue per la sua capacità di coinvolgere lə lettorə fin dalle prime pagine. Protagonisti sono tre amici e colleghi che lavorano in un’agenzia di consulenza, ognuno con talenti e competenze in svariati ambiti. Grazie a queste loro qualità, vengono chiamati in causa dalla polizia e da un museo locale, che aprirà presto i battenti. Il loro compito è garantire che tutto si svolga senza intoppi, ma ovviamente i problemi non tardano ad arrivare.
Il libro si rivela una vera e propria caccia al tesoro, tra furti inspiegabili, indovinelli, società segrete e storia locale. Questo mix di avventura, mistero, storia e amicizia crea un ritmo coinvolgente che tiene il lettore attaccato alle pagine. La narrazione è riuscita a mescolare abilmente elementi di suspence e humor, rendendo la lettura non solo avvincente ma anche divertente e leggera. In un primo momento vengono introdotti molti dei personaggi secondari presenti nella vicenda, il che può creare della confusione, ma si prende il ritmo durante la lettura e tutti i nomi andranno al loro posto.
Uno degli aspetti più positivi di questa opera è la caratterizzazione dei personaggi: Giulio, Maria e Ruggero sono protagonisti credibili e ben sviluppati, ognuno con le proprie storie e particolarità che li rendono autentici. La loro amicizia, che va oltre il semplice rapporto di lavoro, aggiunge una profondità emotiva alla trama e rende più facile empatizzar con loro. Ho apprezzato molto anche l’uso del dialetto in alcuni dialoghi: questa scelta conferisce autenticità e radicamento alla narrazione, riflettendo la ricchezza delle diverse realtà italiane e contribuendo a creare un’atmosfera più viva e veritiera.
Ma questa narrazione si muove anche con decisione nel territorio del mistero storico-contemporaneo trasformando l’indagine in una riflessione profonda sul valore della memoria, sull’eredità morale e sul senso autentico del potere. Roberto Morgan costruisce un intreccio stratificato, dove niente è mai solo ciò che sembra e ogni scoperta genera nuove domande anziché offrire risposte definitive.
Fin dalle prime pagine, l’autore chiarisce il suo nucleo centrale: il passato non è mai veramente sepolto. Ritorna in modo imprevedibile, a volte con forza e violenza, attraverso oggetti, opere d’arte, iscrizioni e simboli. Il legame tra epoche diverse non è solo narrativo, ma assume un valore etico: le colpe, i silenzi e le appropriazioni indebite di ieri continuano a riverberare nel presente.
La vicenda dei reperti sottratti diventa così una potente metafora della storia violata, piegata agli interessi del potere e del denaro. Il furto non è solo materiale, ma soprattutto simbolico: rappresenta la sottrazione della memoria collettiva.
Il libro si legge in un soffio grazie alla sua brevità e al ritmo incalzante, lasciando però il desiderio di scoprire di più sui protagonisti e sui misteri che li coinvolgono, spero davvero che ci siano altri volumi in arrivo. Il finale è ricco di colpi di scena e rivelazioni e si rivela un punto forte della lettura dando senso a ogni più piccolo dettaglio. Inoltre ho trovato particolarmente riuscito il modo in cui vengono gestiti i dettagli storici e culturali, che arricchiscono la trama e donano profondità al racconto. In particolare perché il messaggio ultimo della lettura è molto profondo, il passato non è mai veramente sepolto e la lettura fa riflettere sulle appropriazioni indebite di oggetti culturali, sull'avidità, sull'insabbiamento di colpe e i silenzi che coprono questi misfatti. Gli errori del passato si riflettono sempre sul presente e la preservazione culturale dovrebbe essere messa al primo posto in un paese ricco di storia e passato come il nostro, invece, spesso, l'avidità muove l'animo umano e questo porta inevitabilmente a una colpa. La vicenda dei reperti sottratti diventa così una potente metafora della storia violata, piegata agli interessi del potere e del denaro. Il furto non è solo materiale, ma soprattutto simbolico: rappresenta la sottrazione della memoria collettiva.
Oltre a questo messaggio profondo il libro ha comunque un tono leggero che i personaggi contribuiscono a creare, non è una lettura pesante ma fa riflettere, tuttavia la presenza di personaggi come l’agente Cesconi, con i suoi travestimenti, aggiunge un tocco di umorismo e originalità e, ammetto, sarebbe potuto diventare uno dei miei personaggi preferiti.
In sintesi, “Il fuoco verde” è un libro che sa soddisfare le aspettative di chi ama storie avvincenti, divertenti e piene di mistero, con un tocco di storia e cultura italiana che fa molto riflettere. Consiglio vivamente questa lettura a chi cerca un'avventura coinvolgente, ben scritta e capace di far riflettere sui valori dell’amicizia e della collaborazione. Sono certa che moltɜ lettorɜ, come me, si lasceranno catturare dalla magia di questa vicenda e sperano in altri capitoli che approfondiscano ancora di più le vite di Giulio, Maria e Ruggero.
Ringrazio moltissimo Incipit23 per la copia digitale e la collaborazione ❤️

