sabato 10 gennaio 2026

Il fuoco verde




Autore: Roberto Morgan
Titolo: Il fuoco verde
Editore: Incipit23


Trama

Giulio, Maria e Ruggero sono tre brillanti consulenti dell’agenzia Con.Su.Lenti, abituati ad affrontare i problemi con logica, curiosità e una buona dose di ironia. Quando il nuovo commissario di Pievagno li coinvolge in un’indagine sotto copertura in un museo appena inaugurato, i tre si ritrovano immersi in un mistero che mescola arte, enigmi e ingegno. Tra direttori eccentrici, architetti sopra le righe e restauratori dal passato sospetto, il trio dovrà decifrare una serie di rebus per arrivare alla verità. Ma ogni indizio sembra nascondere un doppio senso e niente, nemmeno i sistemi d’allarme, funziona come dovrebbe.

Un giallo ironico e spassoso, dove ogni indizio apre nuove domande e la verità, come un buon rebus, si rivela solo a chi sa osservare davvero.


Recensione

Il secondo capitolo di questa affascinante saga si distingue per la sua capacità di coinvolgere lə lettorə fin dalle prime pagine. Protagonisti sono tre amici e colleghi che lavorano in un’agenzia di consulenza, ognuno con talenti e competenze in svariati ambiti. Grazie a queste loro qualità, vengono chiamati in causa dalla polizia e da un museo locale, che aprirà presto i battenti. Il loro compito è garantire che tutto si svolga senza intoppi, ma ovviamente i problemi non tardano ad arrivare.

Il libro si rivela una vera e propria caccia al tesoro, tra furti inspiegabili, indovinelli, società segrete e storia locale. Questo mix di avventura, mistero, storia e amicizia crea un ritmo coinvolgente che tiene il lettore attaccato alle pagine. La narrazione è riuscita a mescolare abilmente elementi di suspence e humor, rendendo la lettura non solo avvincente ma anche divertente e leggera. In un primo momento vengono introdotti molti dei personaggi secondari presenti nella vicenda, il che può creare della confusione, ma si prende il ritmo durante la lettura e tutti i nomi andranno al loro posto.

Uno degli aspetti più positivi di questa opera è la caratterizzazione dei personaggi: Giulio, Maria e Ruggero sono protagonisti credibili e ben sviluppati, ognuno con le proprie storie e particolarità che li rendono autentici. La loro amicizia, che va oltre il semplice rapporto di lavoro, aggiunge una profondità emotiva alla trama e rende più facile empatizzar con loro. Ho apprezzato molto anche l’uso del dialetto in alcuni dialoghi: questa scelta conferisce autenticità e radicamento alla narrazione, riflettendo la ricchezza delle diverse realtà italiane e contribuendo a creare un’atmosfera più viva e veritiera.

Ma questa narrazione si muove anche con decisione nel territorio del mistero storico-contemporaneo trasformando l’indagine in una riflessione profonda sul valore della memoria, sull’eredità morale e sul senso autentico del potere. Roberto Morgan costruisce un intreccio stratificato, dove niente è mai solo ciò che sembra e ogni scoperta genera nuove domande anziché offrire risposte definitive.

Fin dalle prime pagine, l’autore chiarisce il suo nucleo centrale: il passato non è mai veramente sepolto. Ritorna in modo imprevedibile, a volte con forza e violenza, attraverso oggetti, opere d’arte, iscrizioni e simboli. Il legame tra epoche diverse non è solo narrativo, ma assume un valore etico: le colpe, i silenzi e le appropriazioni indebite di ieri continuano a riverberare nel presente.

La vicenda dei reperti sottratti diventa così una potente metafora della storia violata, piegata agli interessi del potere e del denaro. Il furto non è solo materiale, ma soprattutto simbolico: rappresenta la sottrazione della memoria collettiva.

Il libro si legge in un soffio grazie alla sua brevità e al ritmo incalzante, lasciando però il desiderio di scoprire di più sui protagonisti e sui misteri che li coinvolgono, spero davvero che ci siano altri volumi in arrivo. Il finale è ricco di colpi di scena e rivelazioni e si rivela un punto forte della lettura dando senso a ogni più piccolo dettaglio. Inoltre ho trovato particolarmente riuscito il modo in cui vengono gestiti i dettagli storici e culturali, che arricchiscono la trama e donano profondità al racconto. In particolare perché il messaggio ultimo della lettura è molto profondo, il passato non è mai veramente sepolto e la lettura fa riflettere sulle appropriazioni indebite di oggetti culturali, sull'avidità, sull'insabbiamento di colpe e i silenzi che coprono questi misfatti. Gli errori del passato si riflettono sempre sul presente e la preservazione culturale dovrebbe essere messa al primo posto in un paese ricco di storia e passato come il nostro, invece, spesso, l'avidità muove l'animo umano e questo porta inevitabilmente a una colpa. La vicenda dei reperti sottratti diventa così una potente metafora della storia violata, piegata agli interessi del potere e del denaro. Il furto non è solo materiale, ma soprattutto simbolico: rappresenta la sottrazione della memoria collettiva.

Oltre a questo messaggio profondo il libro ha comunque un tono leggero che i personaggi contribuiscono a creare, non è una lettura pesante ma fa riflettere, tuttavia la presenza di personaggi come l’agente Cesconi, con i suoi travestimenti, aggiunge un tocco di umorismo e originalità e, ammetto, sarebbe potuto diventare uno dei miei personaggi preferiti.

In sintesi, “Il fuoco verde” è un libro che sa soddisfare le aspettative di chi ama storie avvincenti, divertenti e piene di mistero, con un tocco di storia e cultura italiana che fa molto riflettere. Consiglio vivamente questa lettura a chi cerca un'avventura coinvolgente, ben scritta e capace di far riflettere sui valori dell’amicizia e della collaborazione. Sono certa che moltɜ lettorɜ, come me, si lasceranno catturare dalla magia di questa vicenda e sperano in altri capitoli che approfondiscano ancora di più le vite di Giulio, Maria e Ruggero.

Ringrazio moltissimo Incipit23 per la copia digitale e la collaborazione ❤️

venerdì 9 gennaio 2026

A reaper at the gates- un assassino alle porte



Titolo: A reaper at the gates- un assassino alle porte
Titolo originale: A reaper at the gates
Autrice: Sabaa Tahir
Traduzione: Francesca Sassi
Editore: Fanucci 
ISBN: 9788834747049

Trama

Elias è un guerriero addestrato a difendere l’Impero tiranno a cui poi si è ribellato; Laia fa parte dei Dotti e come la sua gente è costretta alla schiavitù da parte dell’Impero, e poi c’è Helene, guerriera e migliore amica di Elias. Insieme, combatteranno contro il Signore della notte, il re dei ginn. Dentro e oltre i confini dell’Impero, l’ombra della guerra incombe sempre più minacciosa. Helene, l’Averla sanguinaria, cerca disperatamente di proteggere la vita di sua sorella e di tutti gli abitanti dell’Impero. Ma è consapevole dei pericoli che la circondano: l’imperatore Marcus, perseguitato dal suo passato, diventa sempre più instabile e violento, mentre Keris Veturia, la spietata comandante, sfrutta la volubilità dell’imperatore per accrescere il proprio potere, senza curarsi della carneficina che lascia dietro di sé. Laia, dal canto suo, sa bene che il destino del mondo non dipende solo dalle macchinazioni politiche della corte dell’Impero marziale, bensì dal fermare una volta per tutte il Signore della notte. Si dirige quindi a Marinn per radunare un’armata che combatta al fianco della resistenza, ma lungo la strada deve affrontare minacce inaspettate da parte di coloro che credeva l’avrebbero aiutata. Elias, invece, è intrappolato nella terra tra i vivi e i morti, dove ha rinunciato alla sua libertà per aiutare la Traghettatrice di anime. Ma accettare questo destino per il bene dell’umanità significa arrendersi a un antico potere che esige la sua completa devozione: abbandonerà quindi Laia, la donna che ama, oppure seguirà il suo cuore lasciando che il resto del mondo ne paghi le conseguenze?


Recensione

Un assassino alle porte è il terzo capitolo del Ciclo del mondo di cenere, e nonostante abbia apprezzato molto questa lettura, non posso negare che si percepisca una certa "sindrome del libro di mezzo". La narrazione parte con un ritmo sostenuto e ricco di colpi di scena, ma verso la metà rallenta notevolmente, almeno per alcuni dei punti di vista coinvolti. Elias e Laia, ad esempio, tendono a muoversi con andamenti più lenti ed Elias in particolare risulta un po' ripetitivo. Il ruolo di Traghettatore di Anime gli sta decisamente stretto, e si nota che la sua storia si sviluppa con molta più lentezza, con alcune rivelazioni importanti solo verso la fine, che sicuramente saranno fondamentali per il volume successivo. La sua storyline è comunque intrecciata alle altre e tutte sono necessarie per lo sviluppo della trama, in particolare le sue ricerche sul passato dei ginn e del Signore della Notte sono fondamentali, però ho trovato i suoi pensieri ripetitivi e in generale il suo arco narrativo è quello più noiosetto.


La storyline di Laia, inoltre, procede con un passo più fiacco rispetto ai libri precedenti e spesso sembra che faccia un passo avanti per poi doverne fare due indietro. In questo volume è Helene, la nostra Averla Sanguinaria, a muovere le fila della trama in modo più deciso, dopo un inizio più "tranquillo". La sua storyline, pur essendo intrecciata con le altre, si rivela quella più interessante e determinante per l'andamento generale del romanzo. Helene attraversa momenti durissimi, eppure affronta tutto con il suo caratteristico coraggio e determinazione, senza mai tirarsi indietro. Ammetto di non averla amata particolarmente all’inizio della saga, ma con questo volume il mio giudizio si è completamente ribaltato perché è diventata uno dei personaggi più affascinanti e complessi.


In sintesi la lettura si è rivelata altalenante, ogni capitolo si conclude con un colpo di scena che stimola la voglia di proseguire, ma ho trovato Elias un po’ noioso, il che ha fatto sì che la mia esperienza di lettura fosse fatta di alti e bassi. Il finale, comunque, si chiude con rivelazioni importanti, anche se il tono è decisamente cupo perché sembra che tutto sia andato davvero malissimo e si sia raggiunto un punto di non ritorno. Nonostante questa oscillazione di ritmo, ho apprezzato molto la lettura, Helene, in particolare, ha saputo risollevare le mie aspettative, ma ciò che mi ha colpito di più è l’attualità del messaggio che il libro trasmette. La narrazione si rivela incredibilmente pertinente, rispecchiando ciò che viviamo nel momento attuale. Quando un fantasy riesce a farci riflettere su ciò che accade nel mondo reale, secondo me ha già vinto su molti altri aspetti.


In conclusione, questa è una lettura che consiglio vivamente. Essendo parte di una saga mi piace portarla a termine nonostante i momenti di criticità, per questo non vedo l’ora di immergermi nel quarto libro per scoprire come si concluderà questa avventura perché è stata una lettura di alti e bassi, ma ogni pagina ha mantenuto viva la mia curiosità e il desiderio di andare avanti.

Ringrazio moltissimo Fanucci per la collaborazione e la copia omaggio ❤️

venerdì 14 novembre 2025

Seppellisci le mie ossa nel suolo di mezzanotte

 


Titolo: Seppellisci le mie ossa nel suolo di mezzanotte 
Titolo originale: Bury Our Bones in the Midnight Soil
Autrice: V.E.Schwab
Editore: Oscar Vault

Trama 

Una storia che parla di fame. Santo Domingo de la Calzada, 1532. Una ragazza astuta e selvaggia, la sua bellezza pari solo all'intensità del suo desiderio di fuggire. María sa che non potrà essere altro che un premio, o una pedina, nei giochi degli uomini. Ma quando un'affascinante sconosciuta le offre un'alternativa, a guidare la sua scelta è la disperazione. E giura che non avrà rimpianti. Una storia che parla d'amore. Londra, 1827. Una giovane donna vive una vita idilliaca reclusa nella tenuta di famiglia, finché, per un istante di intimità proibita, non viene spedita a Londra. Il cuore tenero di Charlotte e i suoi desideri apparentemente impossibili vengono spazzati via dall'invito di una bellissima vedova, ma il prezzo della libertà è più alto di quanto avrebbe potuto immaginare. Una storia che parla di rabbia. Boston, 2019. Il college doveva essere un nuovo inizio: è per questo che Alice si è trasferita dall'altra parte del mondo, lasciandosi alle spalle la vecchia vita. L'avventura di una notte però le suscita mille domande sul suo passato, sul presente e sul futuro. E così si lancia alla ricerca di risposte e di vendetta.


Recensione

Seppellisci le mie ossa nel suolo di mezzanotte è uno di quei libri perfetti per queste serate in cui le ombre si allungano e il freddo comincia a essere pungente. È una di quelle letture da fare davanti al camino acceso, con una tazza di tisana perché è una lettura lenta, da assaporare. Questo libro non è un Fantasy adrenalinico che ti tiene col fiato sospeso, è una lettura più lenta, ma mai scontata. 
Schwab ci parla della vita di tre donne molto diverse tra loro, tre esistenze che si trovano intrecciate attraverso il tessuto del tempo. Partiamo da Maria che vive in una Spagna lontanissima, nel 1500 essere una donna non contava nulla, ma Maria riesce con la sua determinazione e la sua intelligenza a ritagliarsi un posto nel mondo. Maria è una personaggia complessa, sfaccettata, crescerà con la storia, ma non posso dire che evolverà in meglio. Rappresenta la parte più oscura della triade, volubile e arrogante, Maria non chiede, prende.
Poi conosciamo Charlotte, una ragazza piena di vita, legata all'aria aperta, ai giochi e alle risate. Subito ho pensato che potesse essere lei la personaggia che mi piaceva di più, ma poi Schwab ha quel modo sottilissimo di farti arrivare a un determinato punto e ho capito che, alla fine fine, non era esclusa da molti difetti. Charlotte sembra dolce e sembra effettivamente vittima della situazione, ma si rivelerà egoista e approfittatrice, solo in un modo davvero sottilissimo.
Infine arriviamo ad Alice la personaggia che più mi incuriosiva. Siccome la storia si muove su più linee temporali, Alice è la persona dei nostri giorni, ma nella sua narrazione sono presenti a loro volta dei flashback che ci mostrano il suo passato e le difficoltà che ha attraversato. La sua storia è molto toccante e la sua psicologia è ricreata alla perfezione, ma è nel finale che Alice prende davvero in mano la sua vita e lo fa in un modo arrabbiato, vendicativo, umano. 
Insomma Schwab è riuscita a creare una storia che si muove su molte linee temporali ed è riuscita a tirarne la fila benissimo, inserendo delle protagoniste complesse e sfaccettate , umane, fallibili, tridimensionali. Il fatto che siano dei vampiri arricchisce il tutto, del resto la figura del vampiro ha da sempre quell'aura da personaggio dannato che attira 😏
Schwab è riuscita a ricreare una specie di Intervista col Vampiro ma tutta al femminile, il suo stile, che mi è sempre piaciuto, qui si supera, perché diciamocelo, è riuscita a rendere interessante una bel mattoncino in cui sostanzialmente non succede granché. È vero, ci racconta per filo e per segno la vita di queste tre donne, ma non ci sono colpi di scena, trame a incastro, worldbuilding complessi, Schwab si limita a descriverci queste tre esistenze come in una saga familiare. Ma lo fa in modo davvero perfetto. 
È un libro che mi sono goduta, parola per parola, nelle sue descrizioni, nel suo stile, ho ritrovato la calma, ho ritrovato il dolore, ho ritrovato la rabbia, ma tutto mescolato in modo fluido e costante, bellissimo.
In conclusione se cercate un Fantasy adrenalinico e da mozzare il fiato non ve lo consiglio, ma se cercate una storia fluida, che si prende il suo tempo e che è davvero bellissima, questo è il fantasy che fa per voi.

Ringrazio moltissimo Oscar Vault per la copia omaggio ❤️

Voto ⭐⭐⭐⭐⭐/5

lunedì 22 settembre 2025

Il fuso scheggiato/ Lo specchio rammendato







Titolo: Il fuso scheggiato/ Lo specchio rammendato
Autrice: Alix E.Harrow
Traduzione: Alice Casarini e Barbara Ronca 
Editore: Mondadori (Oscar Vault)


Trama Il fuso scheggiato 

Zinnia Gray sta per compiere ventun anni. Un compleanno davvero speciale, anche perché è l’ultimo della sua vita. Rimasta vittima di una contaminazione chimica è affetta dalla nascita da una sindrome rara e misteriosa, la Malattia Generalizzata di Roseville. Se ne sa poco, se non che nessuna delle persone che ne hanno sofferto è arrivata ai ventidue anni. La sua migliore e unica amica, Charm, vuole che l’ultimo compleanno di Zinnia sia indimenticabile e le sta preparando una festa sensazionale, tutta in tema “Bella Addormentata” – la sua passione da sempre -, con tanto di torre e arcolaio. Ma quando Zinnia si punge il dito, succede qualcosa di totalmente inaspettato e la ragazza si trova catapultata in una serie di mondi paralleli, con un’altra bella addormentata desiderosa quanto lei di sfuggire a un destino che sembra già scritto.

Trama Lo specchio rammendato 

Zinnia Gray, di professione riparatrice di fiabe, ha finito di correre in aiuto di principesse addormentate. Dopo aver salvato decine di donzelle in pericolo, arso una cinquantina di arcolai, e dopo essersi ubriacata con decine di fatine buone e aver limonato con membri di famiglie reali di ogni ordine e grado, comincia a desiderare che tutte quelle fanciulle si diano una mossa e inizino a occuparsi da sole dei loro problemi di trama. Ma proprio quando pensa di non voler soccorrere nessun'altra principessa, si guarda in uno specchio e vede di rimando un volto che la fissa: è il viso del Male che la chiama. Perché ci sono tante persone intrappolate in storie che non hanno scelto: la Regina Cattiva di Biancaneve ha appena scoperto come si conclude la sua favola e ha disperatamente bisogno di un lieto fine. Ha bisogno che Zinnia la aiuti prima che sia troppo tardi per tutti. Ma cosa farà Zinnia? Accetterà la velenosa proposta della regina, risparmiando a entrambe la tortura delle scarpe di ferro arroventate, o tenterà un'altra strada?

Recensione 

La combinazione di Harrow e di richiami alle fiabe è stata la cosa che mi ha attirato di più e queste due novelle sono state una lettura leggera e veloce che mi è piaciuta molto sotto alcuni aspetti, ma un po' meno su altri.
Fra le cose che ho apprezzato c'è soprattutto la forma, la brevità dei racconti e la scelta della novella mi hanno attirato davvero tanto perché l'ho percepita come una lettura per staccare, per passare qualche ora in compagnia di un libro che ho iniziato e concluso. Per contro è anche una delle cose che mi hanno fatto storcere il naso. Lo so, non sono coerente, ma se da un lato mi è piaciuta molto la scelta, dall'altro credo che abbia penalizzato un pochino la lettura perché avrei voluto più contorno, più profondità e che alcuni momenti avessero più spazio. Credo che, essendo il tema delle fiabe ciò che muove la storia, questa forma stilistica sia voluta perché la brevità ricorda la fiaba in sé, ma essendo scritta in forma di romanzo resta più superficiale e nonostante i temi trattati siano molti, non ha la tridimensionalità che avrebbe potuto avere un romanzo unico.
Questo comunque non va a intaccare il messaggio centrale della dilogia, Harrow ha la capacità di parlare di molti argomenti davvero importanti e di spessore e lo fa sempre in modo sublime. Zinnia è una giovane ragazza con una malattia degenerativa che per forza di cose l'ha costretta a vivere una vita a metà, con una spada di Damocle sulla testa che la porta a domandarsi quanto effettivamente avrà da vivere. Questo la spinge a cercare un finale alternativo a tutte le Belle Addormentate che vivono in mondi paralleli, così ha inizio il suo viaggio verso quella che, alla fine fine, è una parte di sé e della sua storia con cui dovrà fare i conti prima o poi. Non mancano anche temi molto importanti per l'autrice quali il femminismo e la sorellanza, al contrario della Bella Addormentata classica che è una figura passiva e si fa salvare dal principe, qua saranno l'amicizia e l'unione di più donne a salvarne altre. Harrow sovverte quindi la passività della protagonista, rendendola attiva e capace di prendere in mano il proprio destino e salvare sé stessa e altre donne nella medesima situazione. Qui mi sento di aggiungere un'altra piccola pecca, perché per necessità di trama Harrow crea un parallelismo tra la versione Disney de La bella addormentata e Zinnia, entrambe vittime di una "maledizione" che porrà fine alle loro vite. Il problema nasce quando Harrow fa continui riferimenti a maledizioni e principi azzurri che salvano le donzelle dicendo che questa è la versione dei Grimm, quando in realtà la fiaba originale è molto più oscura e perversa. Non ci sono principi dalla splendente armatura che salvano la bella addormentata, anzi ci sono molte scene di violenza mentre lei è incosciente. Quindi ok il parallelismo, ma la versione in cui si ritrova Zinnia non è la fiaba originale dei Grimm e lei dovrebbe saperlo dato che è laureata in folklore e la sua ossessione è La Bella Addormentata. A prescindere da questo comunque la lettura mi è piaciuta per i motivi di cui sopra e anche nel secondo racconto, Lo specchio rammendato, Zinnia si pone l'obiettivo di salvare le altre protagoniste, ma in realtà quella chi ha bisogno di essere salvata da sé stessa è solo lei. Anche questa volta nel suo viaggio verso la consapevolezza aiuterà un'altra personaggia rimasta incastrata nel ruolo che le é stato assegnato: la Regina Cattiva. Il focus si sposta su un'altra fiaba, in questo caso Biancaneve, e Harrow approfondisce ulteriormente il discorso iniziato nel primo volume, concentrandoci però sulla cattiva della storia dipingendola come un personaggio profondamente tragico e umano, intrappolato dalle aspettative narrative che ne definiscono il ruolo. L'autrice ribalta la posizione della Regina Cattiva creando un personaggio più complesso e sfaccettato, vittima anche lei di un ruolo che le è stato imposto. Con questo espediente fiabesco Harrow ci porta in entrambe le novelle in un viaggio sulla consapevolezza, sulla brevità della vita, su quanto i legami sono profondi anche quando una persona è lontana e lo fa sempre nel suo stile. Accattivante, mai noiosa, irriverente al punto giusto e sempre autoironica, Zinnia è una protagonista che ho apprezzato davvero tanto e che avrei voluto avesse un romanzo organico più complesso e tutto suo.
I disegni che accompagnano entrambe le letture sono un punto in più, con semplici bianchi e neri che creano di forti contrasti, si rievocano le scene di spessore delle letture, accentuando lo spacco tra la parte "buona" e la parte "Cattiva" che spesso però si fondono, si mescolano, si sovrappongono e ci fanno capire che le cose non sono così nettamente definite.
In conclusione queste due novelle hanno dei grossi punti a favore e qualche nota lievemente stonata, ma mi sento di consigliarle perché la lettura ha un ritmo sempre incalzante e lo stile di Harrow sa catturare come sempre. Gli argomenti sono delicati ma profondi, la brevità dei libri non ha dato un pieno potenziale a protagonisti e sviluppo, ma sono un buon prodotto che può fare staccare per qualche ora facendo comunque riflettere su temi importanti.

Voto ⭐⭐⭐⭐/5