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mercoledì 4 febbraio 2026

V13




Titolo: V13. Cronaca giudiziaria
Titolo originale: V13. Chronique judiciaire
Autore: Emmanuel Carrère
Editore: Adelphi 


Trama

Scandito in tre parti – «Le vittime», «Gli imputati», «La corte» –, V13 raccoglie, rielaborati e accresciuti, gli articoli (apparsi a cadenza settimanale sui principali quotidiani europei) in cui Emmanuel Carrère ha riferito le udienze del processo ai complici e all’unico sopravvissuto fra gli autori degli attentati terroristici avvenuti a Parigi il 13 novembre 2015 – attentati che, tra il Bataclan, lo Stade de France e i bistrot presi di mira, hanno causato centotrenta morti e oltre trecentocinquanta feriti. Ogni mattina, per quasi dieci mesi, Carrère si è seduto nell’enorme «scatola di legno bianco» fatta costruire appositamente e ha ascoltato il resoconto di quelle «esperienze estreme di morte e di vita» – le testimonianze atroci di chi ha perduto una persona cara o è scampato alla carneficina strisciando in mezzo ai cadaveri, i silenzi e i balbettii degli imputati, le parole dei magistrati e degli avvocati –, e lo ha raccontato, come solo lui sa fare, senza mai scivolare nell’enfasi o nel patetismo, e riuscendo a cogliere non solo l’umanità degli uni e degli altri (sconvolgente, ammirevole o abietta che fosse), ma anche, talvolta, la quasi insostenibile ironia dei discorsi e delle situazioni. Da questo viaggio al termine dell’orrore e della pietà, da questo groviglio di ferocia, di fanatismo, di follia e di sofferenza, Carrère sa, fin dal primo giorno, che uscirà cambiato – così come uscirà cambiato, dalla lettura del suo libro, ciascuno di noi.


Recensione 

Questo libro ha rappresentato il mio primo incontro con la scrittura di Carrère e, pur non trattandosi del mio genere abituale, la lettura si è rivelata coinvolgente e profondamente significativa. Ho letto il libro per unirmi a un gdl, il primo che faccio in presenza ed è stata una bella esperienza, era da tanto che non parlavo a voce di un libro letto e confrontare idee e sensazioni dona sempre spunti e punti di vista differenti.

L’opera affronta il processo seguito ai tragici attentati del 13 novembre 2015 al Bataclan, allo Stade de France e ai bistrot parigini. Carrère vi partecipa in veste di cronista e, benché mantenga un approccio analitico nella narrazione dei fatti, emerge chiaramente il suo coinvolgimento emotivo rispetto agli eventi e alle loro conseguenze. Lungi dal costituire un difetto, questa componente personale arricchisce il testo: attraverso la sua scrittura, l’autore ci invita a riflettere autonomamente, a elaborare le nostre conclusioni su cosa significhi davvero un attentato, sulle cause che lo precedono, sul momento stesso dell’orrore e sulla devastazione che ne consegue.
La prosa di Carrère è essenziale e rigorosa, capace di ricostruire con precisione i momenti, le vite e i nomi di tutte le persone coinvolte, vittime e carnefici. L’autore apre spazi di riflessione che, lo ammetto, non avevo mai considerato prima. La sua peculiarità risiede nell’approccio imparziale: pur essendo evidente che una completa neutralità sia impossibile (rimane infatti in contatto con alcuni genitori delle vittime), Carrère non impone mai il proprio pensiero ma stimola una riflessione profonda, come dovrebbe fare ogni buon giornalista. Il lettore non viene guidato verso conclusioni preconfezionate, ma è chiamato a elaborare una propria personale interpretazione. L’autore non privilegia le testimonianze delle vittime rispetto a quelle degli imputati, ma riporta fedelmente anche la ricostruzione delle loro esistenze e dei percorsi che li hanno condotti a compiere atti così orribili. Il processo si conclude, come noto, con la condanna degli imputati, ma resta apprezzabile il fatto che anche a loro sia stato dato spazio e voce per tentare di comprendere le motivazioni alla base della radicalizzazione.
Non mi vergogno di ammettere che durante l’ascolto dell’audiolibro ho pianto, provato angoscia e riflettuto intensamente. Ho considerato aspetti che prima non avevo preso in esame e, oggi, non avrei voluto trovarmi nei panni di quei giudici, perché non possiedo risposte certe.
Nonostante il giudizio complessivamente positivo, devo riconoscere che alcune parti mi sono parse macchinose e forzate. Non sempre sono riuscita a seguire chiaramente il filo del discorso e in alcuni passaggi il focus principale della narrazione sembra perdersi. Anche i continui salti temporali rendono la lettura confusionaria: pur comprendendo che la ripetizione delle stesse scene durante le deposizioni delle vittime sia inevitabile, questo procedere frammentario mi ha creato qualche difficoltà. Per questo motivo non sono sempre stata entusiasta dello stile di scrittura, che in molti punti risulta ostico. Inoltre, non ho particolarmente apprezzato il finale che, pur nella sua veridicità (Carrère riporta fatti reali e non metto in dubbio la sua testimonianza), mi è apparso discordante rispetto al resto del volume. Vedere persone festeggiare dopo la condanna di altri esseri umani e al termine di un processo durato un anno mi è sembrato straniante: comprensibile da un punto di vista umano, ma comunque straniante, almeno per la mia sensibilità.
In conclusione, questo primo approccio all’autore si è rivelato positivo, seppure con alcune riserve. La riflessione profonda e il coinvolgimento emotivo costituiscono certamente il fulcro centrale dell’opera, ma non sempre ho apprezzato pienamente il suo stile narrativo frammentario e “a singhiozzo”.

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