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venerdì 23 gennaio 2026

Victorian Psycho

 


Titolo: Victorian Psycho
Titolo originale: Victorian Psycho
Autrice: Virginia Feito
Editore: Mercurio


Trama

È il Natale del 1858 quando Winifred Notty arriva a Ensor House, un’elegante dimora nella campagna inglese. Apparentemente impeccabile e professionale, la giovane governante nasconde invece un’anima tormentata e oscura. Dopo anni di rancore e risentimento, Winifred sta solo aspettando il momento giusto per realizzare finalmente il proprio terrificante piano di vendetta.

Recensione

Victorian Psycho* è uno di quei libri che dividono: o lo ami o lo odi. Viene spesso descritto come una critica alla società vittoriana, una denuncia della terribile condizione femminile, un ritratto crudele di un mondo di apparenze che nasconde l’orrore dietro buone maniere impeccabili.
Winifred, dicono, è un’antieroina: la risposta sbagliata a una società sbagliata.

Ebbene, dopo la lettura posso dire che… non ci ho capito niente.
O meglio: ci ho capito troppo e troppo poco allo stesso tempo. Non so ancora dire se mi sia piaciuto o no, perché gli elementi sono troppo discordanti e disturbanti – e non mi riferisco solo a quella che per me è stata violenza gratuita, ma proprio a tratti narrativi accostati a casaccio.
Victorian Psycho sembra nascere come un grande miscuglio di tutti gli elementi sopracitati, portati però all’estremo. Winifred non è l’antieroina della storia: è la cattiva. Lo è consapevolmente? Ha un disturbo mentale? Non è dato saperlo. Non si empatizza in alcun modo con lei e, sebbene questo sia probabilmente voluto, non si entra nemmeno davvero nella sua mente. Non è un tratto obbligatorio, ma forse in un libro come questo la sua psiche andava indagata più a fondo. Invece ci troviamo davanti a momenti gettati nella narrazione senza un vero filo, in una storia che si muove tra presente e passato creando più confusione che profondità. Winifred è la narratrice inaffidabile per eccellenza, ma non provate a entrare nella sua mente: trovereste solo un’oscurità accecante, perché fondamentalmente sembra non esserci altro.

Il messaggio di critica sociale arriva chiaro: il ruolo (o meglio il non ruolo) delle donne, la posizione ambigua delle istitutrici, che non erano servitù ma nemmeno famiglia. Purtroppo questo messaggio arriva in modo fin troppo evidente e scontato, con frasi già pronte e ripetute a pappardella, disseminate qua e là nel testo, senza offrire una vera riflessione.
Winifred si muove su questo terreno instabile con un unico piano chiaro in testa. Per quanto sia una narratrice inaffidabile, due cose si comprendono subito: vuole ritrovare suo padre e non vuole che le cose vadano come le altre volte, da cui si intuisce che non è la prima volta che ricorre a una violenza gratuita. Trovo sbagliata anche la trama che ci presenta le intenzioni di Winifred come una vendetta quando in realtà ci fa capire largamente che non è così che la vede lei. Lei puntava a un ricongiungimento che inevitabilmente finisce male e da lì si scatena la sua furia, ma il suo fine ultimo non è mai stato la vendetta.
L’Oscurità che si porta dietro è con lei da molto tempo, ed è proprio questo il problema: rende la lettura complessa, intricata ed estremamente cruda.
La scrittura, però, è indubbiamente bella ed evocativa per quanto riguarda il periodo storico. Feito riesce a trasportarci nell’epoca vittoriana attraverso piccoli dettagli – abitudini, odori, sensazioni – in un’immersione quasi fisica.
Eppure, ho trovato alcune scene inutilmente estreme, come se fossero lì solo per scioccare. La violenza e la crudeltà aumentano pagina dopo pagina fino a un finale sconvolgente, ma in fondo prevedibile e a tratti davvero nonsense. Capisco la follia, capisco la durezza della vita di Winifred e di tante altre come lei, ma tutto mi è sembrato portato all’eccesso.

Ci ho pensato per giorni e ancora non so dire se questo libro mi sia piaciuto oppure no. La scrittura mi è piaciuta, ma molte scene non le ho comprese perché, nel complesso, alla storia non servivano: sembrano inserite solo per renderla scioccante, senza aggiungere altro. La riflessione sulla condizione femminile, che molti si ostinano a vedere come centrale, in effetti c’è, ma è trattata in modo scontato e banale: non offre spunti, si limita a ripetere concetti che oggi diamo per acquisiti, ma che forse all’epoca non erano così immediati.
Perciò leggete questo delirio e poi traete le vostre conclusioni: è un libro che potrebbe fare per voi?

⚠️ Trigger warning: morte, violenza, violenza su cadaveri, deiezioni umane, violenza su animali morti, morti violente, bambini uccisi

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